18.000Lettori online ora
Cronaca 1 min di lettura29 set

Carceri, i jammer superano la prova: in arrivo altri quattro

Dopo il test positivo a Secondigliano, il ministero della Giustizia valuta l’estensione degli apparati anche negli istituti di alta sicurezza.

Da oltre dieci anni Nicola Gratteri sostiene che gli inibitori di frequenza possano ridurre in modo efficace l’uso clandestino dei telefoni negli istituti penitenziari. Il procuratore di Napoli è tornato sul tema spiegando che la soluzione, già sperimentata, potrebbe essere ampliata.


Un dispositivo con effetti regolabili

Secondo Gratteri, la capacità del jammer dipende dalla configurazione scelta: l’apparecchio può interrompere il segnale di un cellulare, ma anche quello di un telecomando. In determinate condizioni, ha aggiunto, l’interferenza potrebbe arrivare persino a impedire l’avviamento del motore di un’automobile.

Il magistrato ha ricordato di aver indicato più volte questa tecnologia come strumento per contrastare la circolazione illecita di telefoni nelle carceri. La sua posizione è stata ribadita durante un intervento dedicato all’impiego degli inibitori di frequenza negli istituti penitenziari.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Il test di Secondigliano apre la strada

La prima applicazione operativa è stata avviata dal ministero della Giustizia nel carcere napoletano di Secondigliano. La sperimentazione, ha riferito Gratteri, ha dato esito positivo.

Alla luce di quel risultato, l’amministrazione sta considerando l’acquisto di altri quattro apparati. L’obiettivo iniziale è coinvolgere complessivamente cinque carceri, privilegiando quelli destinati alla detenzione in regime di alta sicurezza.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere