Carburante alle stelle, il rischio è sociale: cosa teme Anpas Lombardia
Le ambulanze continuano a operare, ma tariffe ferme e costi in salita rendono più fragile il trasporto sanitario, soprattutto nelle zone periferiche.
Il rincaro di benzina e gasolio non ha fermato ambulanze e autovetture sanitarie in Lombardia, ma sta rendendo più difficile sostenere i servizi destinati alle persone fragili. Anpas Lombardia non segnala, al momento, sospensioni delle attività: l’allarme riguarda soprattutto la tenuta economica dei trasporti non urgenti e delle prestazioni sociali nelle aree più isolate.
A pesare è anche l’impossibilità di trasferire integralmente gli aumenti sugli utenti. Per molti pazienti, infatti, accompagnamenti in ospedale, consegna di farmaci e altri interventi di prossimità rappresentano un supporto indispensabile. Stefano Ravasenghi, presidente di Anpas Lombardia, ha indicato nei volontari la principale risorsa per continuare a garantire le attività nonostante l’incertezza.
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Il volontariato assorbe i rincari
Anpas assicura circa il 48% dei servizi di emergenza-urgenza in Lombardia. In questo segmento, secondo Ravasenghi, l’aumento del carburante non ha finora prodotto criticità rilevanti: su una convenzione annuale da circa 400.000 euro, la spesa per il carburante vale mediamente il 3-4% dell’importo rimborsato.
La situazione cambia per il trasporto sanitario semplice e per i servizi privati, che seguono tariffe o accordi socio-assistenziali. Qui la maggiore presenza dei volontari consente di contenere l’impatto dei costi: Anpas ne conta circa 16mila, a fronte di 950 dipendenti. Ravasenghi ha però definito il quadro più complesso, perché le entrate non crescono con la stessa rapidità delle spese.
Tariffe troppo strette per programmare
I rimborsi previsti per alcuni servizi risultano difficili da conciliare con l’attuale prezzo dei carburanti. Per un trasporto di un paziente dializzato entro i 15 km, nei Comuni con più di 150.000 abitanti, sono previsti al massimo 30,72 euro con un’autovettura e un solo conducente, oppure 58,88 euro con un’ambulanza e due operatori.
Superata la soglia dei 30 km, il contributo aggiuntivo è di 0,65 euro al chilometro per le automobili e di 1,22 euro per le ambulanze. La revisione delle tariffe regionali, collegata alla Dgr 4702 del 2015, non avrebbe quindi risolto il problema della programmazione: l’instabilità internazionale rende complicato fissare bilanci e budget su un orizzonte pluriennale.
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L’aumento all’utenza è escluso
Per affrontare il problema, Anpas propone un confronto con Regione Lombardia, politica nazionale e reti del soccorso. L’obiettivo sarebbe individuare compensazioni o correttivi economici capaci di alleggerire il costo del carburante senza scaricarlo né sui cittadini né sulle risorse delle associazioni.
Ravasenghi ha avvertito che aumentare le tariffe a carico dei privati avrebbe conseguenze pesanti per le fasce economicamente più deboli. Il rischio, ha spiegato, è che qualcuno rinunci o riduca le visite ospedaliere perché non riesce più a sostenere il costo del trasporto.
Nelle periferie il servizio è essenziale
Le associazioni continuano a svolgere anche attività non strettamente legate all’emergenza, come accompagnare le persone a fare la spesa o portare medicinali a domicilio. In alcune realtà questi interventi vengono mantenuti persino quando il bilancio del singolo servizio è negativo, perché il legame con la comunità viene considerato decisivo.
Il presidente di Anpas Lombardia ha sottolineato che interrompere un servizio essenziale in un piccolo centro può avere un effetto sociale maggiore rispetto alla riduzione di un’ambulanza disponibile a Milano durante il giorno. Per ora, nonostante i bilanci sotto pressione e il quadro geopolitico instabile, l’indicazione resta quella di proseguire senza sospendere i servizi.
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