Zuppi: riarmo e intelligenza artificiale, il rischio di una guerra disumana
Ad Assisi il presidente della Cei mette in guardia dalla cultura della forza e invita a scegliere la pace davanti alle vittime dei conflitti.
Arsenali sempre più pieni e granai che si svuotano: è questa, secondo Matteo Zuppi, la fotografia di una stagione segnata dalla corsa alle armi. Il presidente della Cei, intervenuto ad Assisi all’incontro della Comunità di Sant’Egidio «Pace disarmata e disarmante», ha collegato il riarmo anche all’uso dell’intelligenza artificiale nei conflitti, con il rischio di rendere le guerre ancora più disumane.
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La corsa alle armi alimenta la paura
Zuppi ha denunciato il meccanismo per cui la convinzione che sia necessario armarsi finisce per generare nuovo riarmo. «Siamo convinti che solo disarmati si può disarmare», ha affermato nel corso del suo intervento, indicando nel disarmo una scelta politica e morale alternativa alla spirale della potenza.
A suo giudizio, nella società si è ormai radicata una visione rozza della forza, capace di indebolire anche la credibilità delle organizzazioni internazionali. Per il cardinale, queste istituzioni hanno bisogno di una riforma adeguata e di un rinnovato sostegno, così da poter svolgere pienamente la loro funzione universale a favore della pace.
La pace non può essere neutrale
Di fronte alle sofferenze provocate dalle guerre, ha aggiunto Zuppi, non è possibile assumere una posizione neutrale. «Di fronte a un mare di dolore, di lacrime, che fa piangere e lascia sgomenti, non possiamo restare neutrali, ma scegliamo con sempre rinnovata convinzione e intelligenza la parte della pace», ha detto, richiamando la responsabilità di chi osserva i conflitti e le loro conseguenze.
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Il presidente della Cei ha inoltre ribadito il legame tra pace e giustizia, considerate inseparabili anche se il loro equilibrio può cambiare secondo le situazioni. Ha poi messo in guardia dalla tentazione di costruire l’identità di una collettività contrapponendola a un nemico e ha attribuito al dialogo tra religioni un compito decisivo nel contrasto alla violenza.
Algoritmi e vittime senza voce
Nel passaggio conclusivo, Zuppi ha osservato che le nuove tecnologie possono aggravare il carattere disumano della guerra. Un conflitto affidato anche a sistemi automatizzati rischia di trasformare le vittime in semplici conseguenze operative, mentre restano troppo poche le condanne e le richieste di scuse per le sofferenze inflitte.
«Gli arsenali, uniti all’intelligenza artificiale, rendono la guerra tragicamente più disumana», ha dichiarato. Per questo, ha concluso, i grandi percorsi spirituali devono continuare a porre al centro un messaggio di pace e a respingere la logica secondo cui la violenza sarebbe l’unico strumento per costruire sicurezza e identità.
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