Cancro mammario, il farmaco riduce il rischio di recidiva
La terapia adiuvante è stata valutata nelle forme Hr+/Her2- precoci con maggiore probabilità di recidiva
Ribociclib amplia le opzioni terapeutiche per alcune pazienti con tumore al seno precoce e rischio elevato di recidiva. In Italia, tuttavia, la rimborsabilità resta limitata per le donne senza linfonodi coinvolti.
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Le prospettive nella malattia metastatica
Una parte delle pazienti presenta già metastasi quando riceve la diagnosi, mentre altre sviluppano localizzazioni a distanza dopo l’operazione e le cure successive. In queste situazioni, l’obiettivo principale è rallentare la progressione mantenendo il più possibile una buona qualità di vita.
La guarigione riguarda ancora una quota ridotta delle donne con carcinoma mammario metastatico. «La ricerca continua a puntare su trattamenti più efficaci e personalizzati, capaci di ridurre il rischio di recidiva e migliorare le prospettive delle pazienti», ha affermato Lucia Del Mastro, direttrice della Clinica di Oncologia medica dell’Irccs San Martino dell’Università di Genova.
Benefici e rischi del trattamento
L’impiego di ribociclib è stato esaminato insieme alla terapia endocrina nello studio Natalee, dedicato alle forme precoci Hr+/Her2- considerate più esposte a una ricaduta. Secondo i criteri adottati nella ricerca, la popolazione potenzialmente interessata supererebbe il 40% delle donne con tumore mammario a recettori ormonali positivi.
La sperimentazione ha incluso sia pazienti con linfonodi positivi sia donne senza interessamento linfonodale, purché fossero presenti altri indicatori biologici associati a una maggiore aggressività della neoplasia. Per queste ultime, in Italia, l’accesso alla rimborsabilità del farmaco è però sottoposto a restrizioni.
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Diagnosi precoce e cure adiuvanti
L’incremento della sopravvivenza è attribuito soprattutto alla capacità di individuare la malattia in fase iniziale e ai progressi dei trattamenti. Un tumore scoperto precocemente offre maggiori possibilità di guarigione e può richiedere interventi meno invasivi.
Dopo la chirurgia, le terapie adiuvanti vengono somministrate per contenere la probabilità che la malattia torni a manifestarsi. Tra queste rientrano l’ormonoterapia e, quando indicato, i farmaci della classe degli inibitori delle cicline. Del Mastro ha spiegato che l’aggiunta di ribociclib può causare una diminuzione di alcune cellule del sangue, con possibili ripercussioni sulle difese immunitarie, oltre ad alterazioni dei valori legati alla funzionalità del fegato.
Nella maggior parte dei casi gli effetti indesiderati possono essere controllati attraverso verifiche periodiche e interventi mirati. Per alcune pazienti, però, può diventare necessario interrompere la somministrazione.
Il ruolo di queste strategie è stato discusso al congresso della Società europea di oncologia medica, concluso il 27 ottobre a Madrid. Lo studio Natalee è stato promosso da Novartis.
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