Pazienti oncologici, appello per nutrizione clinica uniforme
Le associazioni chiedono fondi nella manovra 2027: oggi la distribuzione degli Afms varia tra Regioni e Asl.
Le associazioni oncologiche e le società scientifiche chiedono che la Legge di Bilancio 2027 assicuri a tutti i pazienti un accesso uniforme alla nutrizione clinica.
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La richiesta alla manovra
La senatrice Elena Murelli, componente della X Commissione, ha definito prioritario inserire nella manovra un primo intervento sugli Alimenti a fini medici speciali. «Nessun paziente sia penalizzato per la Regione in cui vive», ha affermato, annunciando l’impegno a sostenere la proposta durante l’esame parlamentare.
Secondo i dati presentati a giugno in Senato, un programma rivolto ai pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione potrebbe produrre un beneficio economico netto di circa 45 milioni di euro l’anno. L’investimento stimato è di 50 milioni, mentre il contenimento di riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite arriverebbe a circa 95 milioni annui.
Anche Alleanza contro il cancro considera la nutrizione clinica una componente della presa in carico oncologica. Riccardo Caccialanza, segretario del gruppo di lavoro su assistenza ai lungo-sopravviventi e supporto nutrizionale, ha richiamato i risultati associati a un sostegno alimentare personalizzato: migliori condizioni nutrizionali e funzionali, qualità di vita più alta e meno complicanze e ricoveri prolungati.
Le ragioni cliniche
Favo, Sinuc, Sinpe e Acc ricordano che la malnutrizione interessa oltre metà dei pazienti oncologici già al primo accesso. Se non viene riconosciuta e trattata, può ridurre la risposta alle cure, peggiorarne la tollerabilità, compromettere la qualità di vita e aumentare il rischio di complicanze e ospedalizzazioni.
Gli Afms comprendono prodotti formulati per persone che, a causa di una patologia o di una specifica condizione medica, non riescono a soddisfare il proprio fabbisogno con la dieta ordinaria. Tra questi rientrano i Supplementi nutrizionali orali, indicati per contrastare la malnutrizione calorico-proteica legata alle malattie.
Maurizio Muscaritoli, presidente della Sinuc, ha spiegato che perdita di peso e riduzione della massa muscolare possono influire sulla sopravvivenza e sulla possibilità di seguire i trattamenti. «Vanno considerati parte integrante del percorso di cura oncologico», ha detto riferendosi agli Afms prescritti e controllati dal medico.
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Le differenze tra territori
Oggi la gratuità degli Alimenti a fini medici speciali dipende dalle disposizioni regionali e, in diversi casi, dall’organizzazione delle singole Aziende sanitarie locali. Ne deriva un accesso disomogeneo: alcuni malati devono pagare i prodotti, mentre altri affrontano procedure articolate o rinunciano al trattamento.
Paola Varese, presidente di Favo, ha osservato che per molti pazienti questa forma di nutrizione rappresenta una terapia necessaria, con effetti sulla ripresa delle attività quotidiane e sugli esiti complessivi delle cure. L’associazione chiede che la prescrivibilità venga definita in modo omogeneo, così da rafforzare i percorsi delle Reti oncologiche.
Le misure già avviate
Le organizzazioni riconoscono i passi compiuti dalle istituzioni: nella Legge di Bilancio dello scorso anno è stato previsto lo screening nutrizionale per i pazienti oncologici. È inoltre operativo il Tavolo nazionale sulla sicurezza nutrizionale presso il ministero della Salute.
L’appello rivolto a Governo e Parlamento è di non interrompere questo percorso durante la preparazione della Legge di Bilancio 2027. L’obiettivo indicato è un primo intervento nazionale, in attesa dell’eventuale inserimento degli Afms nei Livelli essenziali di assistenza.
Antonella Lezo, presidente della Sinpe, ha chiesto criteri condivisi per prescrizione ed erogazione e una continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Favo, Sinuc, Sinpe e Acc hanno infine confermato la disponibilità a collaborare con le istituzioni per rendere omogeneo l’accesso alla nutrizione clinica oncologica.
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