Miastenia gravis, studio italiano: zilucoplan riduce ricoveri e steroidi
La ricerca condotta in 14 centri ha registrato benefici clinici e meno terapie di salvataggio nell’ultimo anno
Lo zilucoplan ha migliorato le condizioni cliniche e la qualità della vita delle persone con miastenia gravis, riducendo anche steroidi, terapie di salvataggio e ricoveri. È quanto emerge da uno studio italiano realizzato in 14 centri e presentato al 56esimo Congresso della Società italiana di neurologia, concluso il 27 ottobre a Firenze.
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I risultati della ricerca
Il lavoro ha rilevato una diminuzione progressiva della dose quotidiana di corticosteroidi durante il trattamento con zilucoplan. Il farmaco è un peptide macrociclico che inibisce il complemento, un sistema coinvolto nei meccanismi immunitari alla base della malattia.
Nell’ultimo anno di terapia sono inoltre calati in modo netto gli interventi necessari per affrontare le fasi acute e le ospedalizzazioni. I dati riguardano in particolare le crisi miasteniche e le riacutizzazioni, tra le manifestazioni più pesanti per i pazienti.
La malattia e le nuove cure
La miastenia gravis è una patologia autoimmune che interessa la giunzione neuromuscolare, cioè il punto in cui nervo e muscolo comunicano. I sintomi più frequenti sono la debolezza che aumenta con l’attività e la variabilità dei disturbi. «Negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie biologiche», ha spiegato Nicasio Rini, neurologo dell’Università di Palermo, durante il congresso.
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Gli steroidi restano efficaci, ma possono provocare diversi effetti indesiderati. Per questo, secondo Rini, la possibilità di ridurne gradualmente l’impiego rappresenta uno degli elementi osservati nello studio insieme al miglioramento della vita quotidiana.
Terapie più personalizzate
La disponibilità di più medicinali per la miastenia gravis apre ora la strada a un’analisi più precisa dei pazienti che possono rispondere meglio allo zilucoplan. Il prossimo obiettivo della ricerca sarà individuare i fattori in grado di anticipare l’efficacia del trattamento.
«Vogliamo adattare sempre di più la terapia al singolo paziente», ha concluso Rini, indicando questa come la prospettiva dei futuri approfondimenti.
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