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Cronaca 4 min di lettura3 ore fa

Campania, l’ecomafia non è un destino: i numeri che inchiodano il sistema

Servono più impianti per il riciclo, controlli ambientali capillari e investimenti nella prevenzione.

Tra le priorità indicate da Legambiente figurano anche i biodigestori anaerobici per trattare la frazione organica, il recepimento della direttiva europea sulla protezione penale dell’ambiente e un Piano nazionale contro l’abusivismo.


Il cemento racconta il problema

In Campania l’edilizia illegale continua a intrecciarsi con appalti truccati, cave fuori legge, corruzione e lavoro nero. Il comparto comprende anche cantieri privi di sicurezza, con conseguenze che non si fermano al paesaggio o alle casse pubbliche: ogni anno, infatti, si registrano numerose vittime sul lavoro.

Gli illeciti penali legati al ciclo del cemento rappresentano il 18,3% del totale italiano. Nella regione sono stati denunciati 1.677 soggetti e sono stati eseguiti 210 sequestri. La graduatoria provinciale conferma il peso del fenomeno: Salerno è prima con 615 casi, Napoli terza con 367 e Avellino quarta con 253.


Un primato diventato abitudine

Il rapporto di Legambiente, presentato a Roma, assegna ancora una volta alla Campania il primo posto per reati contro l’ambiente. Nel 2025 ne sono stati accertati 5.636, pari al 15,8% del dato nazionale: una media di circa quindici violazioni al giorno.

La regione è in testa anche per persone denunciate, 5.033, sequestri, 1.445, e arresti, 40. Rispetto al 2024 questi ultimi indicatori mostrano una lieve flessione, ma il quadro complessivo resta invariato. Gli illeciti amministrativi ammontano a 7.206, mentre le sanzioni contestate sono 5.899. Napoli conta 2.512 reati, con un incremento dell’8,9%; Salerno segue a quota 1.472, in crescita dell’11,4%. Nel solo ambito amministrativo, Napoli raggiunge 4.109 violazioni e Salerno 1.814, quarta in Italia.


Rifiuti, la filiera più esposta

Il settore dei rifiuti concentra una parte rilevante delle attività illegali. In Campania i casi accertati sono 2.034, il 18,6% dell’intero dato italiano, contro il 14,5% registrato l’anno precedente. Le denunce hanno coinvolto 1.803 persone; 33 sono stati gli arresti e 1.003 i sequestri. Gli illeciti amministrativi risultano 482.

Napoli occupa il primo posto nazionale tra le province con 818 reati, il 35% in più rispetto al 2024. Caserta passa da 242 a 381 episodi, con una crescita del 57%, mentre Salerno arriva a 310 casi e registra un aumento del 22,5%. È in questo spazio che i traffici possono inserirsi nella gestione ordinaria di enormi quantità di scarti prodotti ogni giorno.

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Clan e imprese nella stessa rete

Secondo la ricostruzione contenuta nel rapporto, sono 235 i gruppi criminali attivi nelle diverse filiere analizzate dal 1995: dal cemento ai rifiuti, dal commercio illegale di animali alle energie rinnovabili. Anche i meccanismi dell’economia circolare possono diventare terreno di profitto illecito.

Il sistema, però, non si regge soltanto sull’azione dei clan. Le indagini descrivono rapporti con imprenditori, funzionari e amministratori pubblici disposti a mettere a disposizione competenze, firme e relazioni. Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, ha parlato di “un salto di livello degli ecomafiosi” e ha chiesto “una politica che abbia coraggio e coerenza a tutti i livelli”.


Roghi e corruzione minano la fiducia

Gli incendi negli impianti di deposito e trattamento dei rifiuti sono tornati ad aumentare. In molti casi le fiamme servono a cancellare tracce dei traffici o a eliminare materiali che non trovano più sbocco commerciale; a subirne gli effetti sono soprattutto le comunità vicine, esposte ai fumi nocivi. Dal 2013 a oggi la Campania ha contato 192 roghi, l’11,5% del totale nazionale, collocandosi al terzo posto dopo Sicilia e Lombardia.

Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026 Legambiente ha inoltre censito 75 procedimenti per corruzione ambientale in Italia. Quindici riguardano la Campania, cioè il 20% del totale, con 85 arrestati, 189 denunciati e 44 sequestri. Per Imparato, il traffico illecito dei rifiuti è “un sistema economico criminale ibrido, dove imprese, illegalità diffusa e mafie si intrecciano fino a confondersi”.


Le indagini mostrano una risposta

L’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale, attraverso la legge 68 del 2015, continua a produrre effetti concreti. In Campania sono stati contestati 72 reati, con 145 persone denunciate e 28 sequestri, per un valore complessivo di 4.610.000 euro.

Questi risultati testimoniano l’attività di Procure e forze dell’ordine, ma non possono sostituire le decisioni pubbliche necessarie a interrompere il meccanismo. Il rapporto Ecomafia 2026, dedicato ai numeri e alle storie delle illegalità ambientali in Italia, raccoglie dati sugli illeciti rilevati da Forze dell’ordine e Capitanerie di porto. La Campania, ancora una volta, è al vertice: non per una fatalità, ma per un fenomeno alimentato da responsabilità precise.

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