Binda, 1.287 giorni in carcere: arriva il risarcimento dello Stato
La Corte d’appello di Milano ha riconosciuto a Stefano Binda un indennizzo per la detenzione subita prima dell’assoluzione definitiva nel caso Macchi.
Stefano Binda riceverà 210mila euro come compensazione per il periodo trascorso in carcere senza una condanna definitiva. La decisione è stata presa dalla Corte d’appello di Milano e riguarda una detenzione durata complessivamente 1.287 giorni, legata all’inchiesta sull’omicidio di Lidia Macchi.
L’indennizzo dopo l’assoluzione definitiva
Il pagamento sarà a carico dello Stato, anche se il provvedimento potrebbe essere impugnato dalla procura generale. Binda, oggi 56enne, era stato arrestato nel 2016 e aveva passato circa tre anni e mezzo dietro le sbarre.
La vicenda giudiziaria aveva conosciuto una prima svolta nel 2018, quando l’uomo era stato condannato all’ergastolo. La sentenza era stata poi ribaltata in appello nel luglio 2019; l’assoluzione è diventata definitiva nel gennaio 2021.
Il caso della studentessa di Varese
Lidia Macchi aveva 21 anni quando venne uccisa, il 5 gennaio 1987. Il cadavere fu rinvenuto in un’area boschiva situata nei pressi della ferrovia di Cittiglio, nel territorio della provincia di Varese.
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Per quasi quattro decenni, Binda è rimasto l’unico indagato per quel delitto. L’uomo, che conosceva la studentessa ed era stato suo compagno di liceo, ha sempre respinto ogni accusa e si è proclamato innocente.
Le prove al centro del processo
Nel procedimento a suo carico, un elemento rilevante a favore di Binda fu rappresentato anche dall’esito degli accertamenti genetici. La prova del Dna, infatti, contribuì a escluderlo dall’omicidio.
Il riconoscimento dell’indennizzo arriva dunque dopo l’intero percorso processuale: dall’arresto alla condanna di primo grado, passando per la scarcerazione successiva alla decisione d’appello, fino alla conferma definitiva dell’assoluzione nel 2021.
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