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Cronaca 2 min di lettura40 min fa

Omicidio Mollicone, il foro sulla porta riapre il caso: cranio o pugno

Nel processo d’Appello bis il consulente della Procura collega il danneggiamento alla testa di Serena, mentre la difesa contesta l’affidabilità del reperto.

Il dettaglio della porta della caserma di Arce torna al centro del processo per la morte di Serena Mollicone. Secondo Remo Sala, ingegnere e consulente della Procura Generale di Roma, il foro osservato sul pannello sarebbe più coerente con l’impatto di un cranio che con quello di un pugno.


La ricostruzione dell’accusa cambia peso

Ascoltato dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma, Sala ha collegato la forma della lesione all’osso orbitale della diciottenne. A suo giudizio, la dimensione del segno sarebbe incompatibile con un colpo sferrato con la mano: in quel caso, ha spiegato, l’impronta avrebbe dovuto essere all’incirca la metà.

La valutazione si inserisce nella tesi sostenuta dall’accusa sulla dinamica del delitto. Serena Mollicone, il primo giugno 2001, sarebbe stata sbattuta contro la porta durante una discussione con Marco Mottola e avrebbe perso conoscenza. Successivamente, secondo questa ricostruzione, sarebbe stata soffocata con nastro adesivo e il corpo lasciato nel boschetto di Fonte Cupa.


La difesa mette in dubbio il reperto

Carmelo Lavorino, criminologo e consulente della famiglia Mottola, ha fornito ai giudici una lettura opposta. «Non c’è alcuna prova che quel foro sulla porta sia stato provocato dall’impatto con la testa di Serena Mollicone», ha affermato durante l’udienza.

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Lavorino ha sollevato anche dubbi sulla conservazione del pannello, sostenendo che non vi sarebbe certezza sulla sua genuinità. A suo dire, tra il 2001 e il 2008 non è possibile escludere che qualcuno abbia toccato o alterato il reperto.


Tre imputati di nuovo alla sbarra

Nel procedimento sono coinvolti Marco Mottola e i suoi genitori, Franco e Annamaria Mottola. L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce aveva indicato negli anni il pugno come causa del danneggiamento della porta, una versione ora contestata dalle conclusioni del consulente dell’accusa.

Dopo due assoluzioni, i tre imputati affrontano nuovamente il giudizio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma. L’udienza ha quindi riportato al centro del confronto giudiziario sia la dinamica della lesione sia l’affidabilità del reperto materiale.

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