Benevento, l’inchiesta si allarga: spunta la presunta mazzetta per Noi di Centro
L’indagine sulla rete di presunte irregolarità al Comune di Benevento si è ampliata fino a toccare 17 indagati.
Tra i tasselli più delicati compare anche un passaggio su Noi di Centro: secondo gli atti, 50.000 euro sarebbero stati versati fuori bilancio per sostenere la campagna elettorale della lista fondata da Clemente Mastella, che però nega qualsiasi coinvolgimento diretto.
La cifra contestata e il presunto accordo
L’ipotesi ricostruita dai pm della procura guidata da Nicola D’Angelo riguarda la legge sul finanziamento ai partiti. Stando al capo d’imputazione, collocato al quinto posto fra i 25 formulati, un imprenditore edile avrebbe consegnato il denaro a Gennaro Santamaria, allora responsabile del gabinetto di Mastella.
Nel fascicolo si legge che il contributo sarebbe servito a coprire le spese elettorali di Noi di Centro. Dietro quel versamento, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe stata la prospettiva di ottenere in cambio commesse pubbliche, poi non arrivate. Nei documenti vengono indicati anche altri soggetti “da identificare” come possibili concorrenti nel reato.
Mastella ha preso le distanze e ha chiarito: “Mai chieste né ricevute mazzette per ‘Noi di Centro’ – ha dichiarato Mastella – se qualcuno le ha davvero intascate lo ha fatto a titolo personale”. L’opposizione, dal canto suo, ha letto le carte come la prova di un sistema più ampio e ha accusato il sindaco di non cogliere la gravità del quadro emerso.
Santamaria, le accuse e le nuove mosse degli
La presunta mazzetta elettorale viene fatta risalire al 30 agosto 2024, ma da allora la vicenda ha preso altre direzioni. Santamaria è stato arrestato il 30 marzo e rimosso dall’incarico dopo essere stato fermato mentre riceveva 4.000 euro, considerati la prima tranche di un patto da 70.000 euro. A denunciarlo era stato un geometra che si diceva penalizzato sul piano professionale.
Quel professionista è Maurizio Pepe, assistito dall’avvocato Roberto Prozzo. Da ieri risulta indagato anche lui per induzione indebita: gli investigatori sostengono infatti che avesse già consegnato a Santamaria 10 mila euro in quattro pagamenti nel 2025 e che stesse seguendo lo sblocco di nove pratiche urbanistiche. Secondo gli atti, era lui a cercare gli appuntamenti tramite WhatsApp.
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Intanto Santamaria ha iniziato a collaborare con gli inquirenti. Tra il 6 maggio e il 13 luglio ha reso dieci interrogatori investigativi, sui quali ora la procura chiede l’incidente probatorio. Nel frattempo i carabinieri hanno effettuato perquisizioni alla ricerca di riscontri documentali e materiali.
La campagna elettorale nel mirino
Prima dell’arresto, l’ex dirigente aveva partecipato in prima linea all’organizzazione della campagna di Noi di Centro. Un episodio finito negli atti è la serata al teatro De La Salle di Benevento, il 17 novembre 2025, a una settimana dal voto regionale. Santamaria vi aveva avuto un ruolo centrale: conduceva l’evento, presentava gli interventi e aveva anche pagato con bonifico i 500 euro del noleggio della sala, risultando come organizzatore della lista.
Alla manifestazione presero parte Clemente Mastella e il figlio Pellegrino. Sul palco vennero ringraziate anche Antonella Moretti e Maria Antonella Matticoli, rispettivamente dirigente e funzionaria dell’Urbanistica comunale, mentre tra i presenti figurava pure Maurizio Perlingieri, dirigente del settore Ambiente e Patrimonio.
Tra i 17 indagati compaiono proprio questi nomi, insieme a quello di un ex componente del gabinetto in Regione Campania dell’allora governatore Vincenzo De Luca, che non è coinvolto nell’indagine. Secondo gli investigatori, alcuni avrebbero condiviso con Santamaria parte delle tangenti. Nel fascicolo è inserito anche il presidente del consiglio comunale di Benevento, Renato Parente, esponente vicino a Mastella.
Le contestazioni, infine, toccano anche altri amministratori locali del Beneventano: per la procura avrebbero pagato Santamaria per favorire l’assunzione di propri elettori. Un meccanismo simile sarebbe stato seguito anche da un dipendente del Comune di Benevento, che avrebbe cercato un posto per la figlia.
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