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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Bassetti: il medico deve anche spiegare la salute

Al forum di Napoli, l’infettivologo chiede ai colleghi più presenza in rete e accusa i media di trascurare la scienza

Matteo Bassetti ha sostenuto che la divulgazione rientra oggi nei compiti del medico.

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Medici più presenti in rete

Secondo l’infettivologo, parlare al pubblico di prevenzione e stili di vita può produrre benefici paragonabili a quelli di una terapia prescritta. Convincere qualcuno a smettere di fumare, limitare il consumo di bevande dannose o muoversi di più significa infatti intervenire sulla salute, come accade con un antibiotico o un farmaco contro l’ipertensione.

Bassetti ha quindi invitato i colleghi a esporsi maggiormente e a dedicare parte del loro tempo alla comunicazione scientifica. «Perché oggi fare il medico vuol dire anche divulgare», ha detto durante il collegamento con la seconda edizione dell’Health Journalism Forum, ospitata all’ospedale Cardarelli di Napoli.


Autorevolezza e informazione

Il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova ha criticato chi considera con sufficienza l’attività dei medici sui canali digitali. A suo giudizio, definire “influencer” i professionisti che comunicano con il pubblico serve a evitare una riflessione sul ruolo che la medicina deve svolgere anche fuori dagli ospedali.

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La fiducia, ha spiegato, non nasce da un singolo elemento come il camice, il curriculum, le pubblicazioni o la presenza televisiva. Dipende dall’insieme delle competenze e dell’autorevolezza percepita, qualità che molti utenti cercano nella rete, dove non mancano persone seguite da un vasto pubblico ma prive della preparazione necessaria.

Bassetti ha inoltre osservato che televisione e giornali dedicano meno spazio alla divulgazione sanitaria. Ha citato l’attenzione riservata da alcuni programmi ai casi di cronaca, a scapito dei temi scientifici, e ha rilevato che soltanto pochi quotidiani nazionali mantengono una sezione dedicata alla salute.

Per l’infettivologo, questa carenza spinge molti cittadini verso i canali gestiti direttamente dai medici, percepiti come più autentici. La comunicazione, ha concluso, dovrebbe essere considerata una componente del lavoro di un professore universitario e non un’attività estranea alla professione.

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