Armi in Europa, la stretta sui tempi: cosa cambia con Omnibus V
L’Unione europea accelera autorizzazioni, trasferimenti e acquisti comuni per rafforzare la filiera della difesa e sostenere l’industria europea.
Il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di tre interventi destinati a rendere più rapidi gli investimenti nel comparto militare. L’obiettivo è aumentare la capacità produttiva dell’industria europea, riducendo i passaggi amministrativi per costruire impianti, spostare materiali tra Stati membri e acquistare equipaggiamenti in modo congiunto.
Le misure rientrano in Omnibus V, il progetto di semplificazione delle norme sulla difesa promosso da Ursula von der Leyen. Il pacchetto interviene anche sull’accesso ai finanziamenti del Fondo europeo per la difesa e prevede alcune novità per la cooperazione con l’Ucraina e per l’uso di sostanze chimiche in ambito militare.
Fabbriche militari, tempi più brevi
Per avviare una fabbrica di munizioni o ampliare un sito destinato alla produzione di equipaggiamenti militari, le imprese devono spesso ottenere diversi nulla osta nazionali. Le nuove regole fissano un termine ordinario di 42 giorni lavorativi, calcolato dal momento in cui la domanda viene considerata completa.
Soltanto in situazioni eccezionali, come un progetto particolarmente complesso o con possibili conseguenze sull’ambiente e sulla salute dei lavoratori, sarà possibile prorogare la procedura. Le estensioni potranno essere al massimo due e aggiungere complessivamente 60 giorni, portando il limite totale a 102 giorni lavorativi.
Se l’amministrazione non si pronuncerà entro il periodo previsto, dovrebbe scattare in via generale il meccanismo dell’approvazione tacita. Ogni Paese dovrà inoltre creare un punto di contatto unico, accessibile anche in formato digitale, così che le aziende possano seguire l’iter attraverso un interlocutore identificabile.
Un mercato meno frammentato
La produzione di un carro armato, di un radar o di un drone può coinvolgere aziende situate in più Paesi. Componenti, programmi informatici e tecnologie attraversano quindi più volte le frontiere interne dell’Unione, ma finora ogni trasferimento è stato spesso sottoposto a licenze e procedure nazionali articolate.
Il nuovo impianto amplia il ricorso alle autorizzazioni generali per i trasferimenti. Si tratta di permessi pubblicati in anticipo, validi per determinate categorie di operazioni e utilizzabili dalle imprese che rispettano le condizioni stabilite, senza dover presentare una richiesta individuale per ogni singolo passaggio.
La semplificazione potrà riguardare, per esempio, una commessa sviluppata insieme da società francesi, italiane e tedesche. Il trasferimento dei materiali necessari al progetto dovrebbe diventare più agevole, mentre resteranno di competenza dei singoli Stati le decisioni sulle esportazioni di prodotti militari verso Paesi esterni all’Unione.
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Acquisti comuni e Fondo europeo
Le autorità di due o più Stati membri potranno organizzare insieme una procedura per comprare attrezzature, servizi o lavori nel settore della difesa. L’accordo dovrà chiarire quale amministrazione guiderà l’operazione, come saranno distribuiti i compiti e quale legislazione nazionale verrà applicata.
Secondo Borys Budka, eurodeputato polacco del PPE e presidente della commissione Industria, ricerca ed energia, la capacità di deterrenza dipende anche dall’esistenza di una base industriale in grado di rifornire le forze armate. Aura Salla, eurodeputata finlandese del PPE e correlatrice del provvedimento nella stessa commissione, ha sottolineato invece la necessità di ridurre gli ostacoli burocratici e indirizzare le risorse verso tecnologie capaci di rafforzare concretamente la sicurezza europea.
Il pacchetto interviene anche sul Fondo europeo per la difesa. Le aziende europee potranno ottenere la copertura dei costi sostenuti per provare in Ucraina tecnologie e prodotti sviluppati con finanziamenti dell’Unione, utilizzando infrastrutture, attrezzature e risorse locali.
Ucraina e sostanze sotto esame
Le imprese ucraine non riceveranno finanziamenti diretti attraverso questa misura. L’intento è piuttosto permettere all’industria europea di sfruttare l’esperienza maturata dall’ecosistema della difesa ucraino durante la guerra, considerato dal testo normativo particolarmente innovativo, resistente e conveniente in diversi ambiti tecnologici.
Cambiano anche alcune disposizioni europee su sostanze chimiche e prodotti biocidi. Gli Stati membri potranno autorizzare deroghe quando ciò sarà indispensabile per esigenze di difesa, consentendo in casi specifici l’impiego di materiali normalmente vietati o soggetti a restrizioni.
Le eccezioni non saranno automatiche: dovranno essere motivate da necessità militari concrete. La normativa impone inoltre di mantenere un livello elevato di tutela della salute umana e dell’ambiente. Lucia Yar, eurodeputata slovacca di Renew Europe e correlatrice per la commissione Sicurezza e difesa, ha indicato nella rapidità delle autorizzazioni un possibile fattore di competitività per attirare nuovi investimenti.
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