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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Anziani, il cuore rivela il peso degli anni di scuola: i numeri

Il livello di istruzione può incidere sulla salute cardiovascolare degli anziani quasi quanto i fattori di rischio più noti.

Il livello di istruzione può incidere sulla salute cardiovascolare degli anziani quasi quanto i fattori di rischio più noti. È uno degli elementi emersi da PreVasc, progetto di prevenzione realizzato nella comunità, i cui risultati sono stati illustrati alla Camera dei Deputati alla vigilia della Giornata mondiale dei nonni.


Il divario che parte dall’istruzione

Tra le persone con la sola istruzione elementare, le patologie cardiache riguardano il 38,6% del campione. Tra i laureati, invece, la quota scende al 16%. Anche il numero medio di malattie cambia in base alla vulnerabilità sociale: si passa da circa 3 condizioni tra le persone meno esposte a quasi 4 nelle fasce più fragili.

Alessandro Boccanelli, coordinatore di PreVasc per la Società Italiana di Cardiologia Geriatrica e presidente dell’Associazione Salute e Società, collega queste differenze alla minore possibilità di riconoscere i rischi silenziosi e all’arrivo tardivo dal medico. Secondo quanto emerso dall’analisi, il reddito familiare sembra avere un peso più contenuto rispetto agli anni di studio, anche se nelle fasce economiche più basse si osserva una maggiore presenza di obesità: 27,5% sotto i 10.000 euro contro il 15,9% tra 30.001 e 50.000 euro. La differenza complessiva, tuttavia, è appena oltre la soglia della significatività statistica, con p=0,058.


Cosa ha trovato lo screening

L’indagine ha coinvolto più di 2.600 persone con oltre 65 anni, di età media pari a 74,7 anni, incontrate in centri anziani, parrocchie e altri luoghi di aggregazione del VI Municipio di Roma. I dati descrivono una presenza significativa di fattori di rischio: il 43% soffre di ipertensione, il 47% presenta dislipidemia, il 7% diabete; i fumatori sono il 14% e gli ex fumatori il 21%.

Particolare attenzione è stata riservata alla capacità del cuore di pompare il sangue. In 241 partecipanti, pari al 9,2% del totale, la frazione di eiezione è risultata inferiore al 50%; in tre casi è scesa sotto il 30%. Sono state inoltre individuate alterazioni valvolari moderate o gravi: stenosi aortica nell’1,07% delle persone esaminate, insufficienza mitralica nel 4,69% e insufficienza tricuspidalica nel 5%.


La prevenzione esce dagli ambulatori

PreVasc è stato promosso dalla Società Italiana di Cardiologia Geriatrica insieme al Dipartimento Cardiotoracovascolare di Careggi-Firenze, alla Fondazione Longevitas ETS e all’Associazione Salute e Società. Al progetto hanno partecipato anche l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e l’Università UniCamillus.

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Per Antonio Girelli, presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e riduzione del rischio, i risultati indicano che le attività di tutela del cuore devono raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono, soprattutto quando sono presenti fragilità economiche e sociali. «Il divario che emerge tra chi ha un titolo di studio più basso e chi ne ha uno più alto è un campanello d’allarme che il Parlamento non può ignorare», ha affermato durante la conferenza dedicata al progetto, sostenendo la necessità di trasformare iniziative locali in un modello nazionale.

L’esperienza è stata anche un’occasione formativa per il personale infermieristico dell’Università di Roma “Tor Vergata”, coinvolto con il riconoscimento di crediti formativi. Gli studenti hanno potuto osservare sul campo come individuare condizioni e comportamenti capaci di favorire la comparsa della malattia prima dei sintomi.


Un modello da estendere

Francesco Vetta, presidente della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica, ha richiamato l’attenzione sulle malattie valvolari, sullo scompenso cardiaco e sulla fibrillazione atriale, condizioni che restano sottovalutate nonostante l’aumento dell’aspettativa di vita. Il progetto, secondo Vetta, rientra in un percorso volto a rafforzare la consapevolezza sia nella popolazione sia nella classe medica.

I rettori delle due università hanno sottolineato il valore della collaborazione tra ricerca, formazione e territorio. L’obiettivo indicato è costruire una rete capace di intercettare gli anziani prima che sia necessario il ricovero, portando le competenze sanitarie fuori dalle sole strutture ospedaliere.

La Fondazione Longevitas ETS considera infine l’esperienza un punto di partenza per rendere più stabile la prevenzione di comunità e verificare la possibilità di replicarla in altri territori. Il tema si inserisce nelle attività dedicate alle malattie strutturali del cuore e alla tutela della salute cardiovascolare nella popolazione anziana.

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