America all’italiana? I numeri che ribaltano il paragone
Il Financial Times accosta Stati Uniti e Italia per controlli, populismo e lavoro, ma il confronto nasconde un’inversione: oggi alcuni indicatori italiani sono in miglioramento.
Il confronto tra Stati Uniti e Italia contiene un rovesciamento inatteso. Mentre gli Usa vengono descritti come sempre più vicini a un’immagine tradizionalmente associata al nostro Paese, l’Italia del 2026 presenta segnali più incoraggianti sul fronte dell’occupazione e delle esportazioni rispetto al passato recente.
Rana Foroohar, giornalista del Financial Times, spinge però il parallelo oltre lo stereotipo dell’instabilità politica e della crescita anemica. La sua tesi è che Washington stia entrando in una fase segnata da istituzioni meno affidabili, crescente sfiducia e difficoltà per le nuove generazioni.
Il paragone parte dal declino dei controlli
Secondo Foroohar, il primo elemento comune riguarda il progressivo indebolimento dei meccanismi contro la corruzione. «Sebbene la corruzione palese negli Stati Uniti e in Italia non sia forse così grave come in molti altri mercati di frontiera, entrambi i Paesi stanno attivamente allentando i controlli per contrastarla», osserva la giornalista.
I dati disponibili mostrano comunque una distanza tra i due Stati. Nell’indice di Transparency International gli Usa raggiungono 64 punti su 100, mentre l’Italia si ferma a 53. Per Washington si tratta del risultato peggiore mai registrato dalla rilevazione; l’organizzazione segnala inoltre un deterioramento progressivo. Roma ha perso un punto in un anno e viene criticata anche per la posizione sull’abuso d’ufficio nella disciplina europea contro la corruzione.
Il secondo terreno di contatto è politico. La crescita del populismo si accompagna, nell’analisi, a una fiducia sempre più debole verso le istituzioni e a quello che Foroohar definisce «cinismo economico»: l’idea che impegno, studio e rispetto delle regole non bastino più a migliorare il proprio tenore di vita.
Giovani esclusi dal mercato del lavoro
È però l’occupazione a offrire il confronto più immediato. Negli Stati Uniti, a settembre 2026, la disoccupazione tra i 20 e i 24 anni è arrivata all’8%, contro il 2,6% registrato tra gli over 55. La lettura proposta dal Financial Times è che le posizioni migliori restino concentrate nelle mani dei lavoratori più anziani, mentre i giovani incontrano maggiori ostacoli nell’accesso a impieghi qualificati e stabili.
In Italia, ad agosto 2026, la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 20,3%. Gli occupati complessivi erano 24 milioni e 352 mila, con un aumento tra gli over 50 e una contrazione nelle fasce comprese tra 25 e 34 anni e tra 35 e 49 anni. Su base annua gli occupati sono cresciuti di 291 mila unità, ma il numero è sceso tra i 15-24enni.
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La tendenza emerge anche su un arco temporale più ampio. Dal 2021 al 2026 il tasso di occupazione è salito in tutte le classi d’età tranne quella più giovane, mentre tra i 50 e i 64 anni l’incremento è stato di 7,8 punti percentuali. Tra le cause indicate figurano l’invecchiamento della popolazione e le riforme del sistema pensionistico.
L’Italia ora mostra segnali migliori
Il quadro italiano, tuttavia, non coincide soltanto con le criticità richiamate nel paragone. Foroohar sottolinea che il Paese sta attraversando una fase più favorevole, sostenuta da risultati consistenti nell’export e dall’aumento dell’occupazione. I dati più recenti confermano almeno in parte questa valutazione.
Ad agosto, rispetto allo stesso mese del 2025, i posti di lavoro erano aumentati di 291 mila unità. La crescita ha interessato soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato, saliti di 370 mila, mentre i contratti a termine sono diminuiti di 157 mila.
Anche le vendite oltre i confini dell’Unione europea hanno registrato un’accelerazione. Nei primi otto mesi del 2026 l’export verso i Paesi extra Ue è cresciuto del 5,8% su base annua; ad agosto l’incremento ha raggiunto il 16,1%. Nello stesso mese, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate del 31,1% rispetto ad agosto 2025.
La crescita economica resta comunque moderata. Nel secondo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è salito dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua; la crescita acquisita per l’intero anno è pari allo 0,8%.
Foroohar descrive gli Stati Uniti come un Paese che «sta appena iniziando a capire cosa accade quando un impero crolla sotto il peso della propria economia politica disfunzionale». Il senso più originale del confronto, però, sta nell’inversione della prospettiva: non è più soltanto l’Italia a essere misurata sul modello americano, perché ora anche l’America viene interpretata attraverso alcune fragilità considerate a lungo tipiche dell’esperienza italiana.
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