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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Airbnb cambia le regole: chi pagherà davvero la commissione

La piattaforma introduce una trattenuta unica del 15,5% sui proprietari, mentre il prezzo mostrato agli ospiti dovrebbe diventare più chiaro e immediato.

In Friuli-Venezia Giulia gli annunci su Airbnb sono aumentati del 21,5% rispetto ad agosto 2025: è la crescita regionale più marcata rilevata nell’ultimo anno. Il dato si inserisce in un mercato italiano degli affitti brevi sempre più ampio e al centro del confronto sull’emergenza abitativa.


L’offerta cresce soprattutto nelle città

Ad agosto 2026 gli alloggi italiani presenti sulla piattaforma erano 571.982, 38.587 in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’incremento complessivo è stato del 7,2%, secondo l’analisi del centro studi di Federalberghi.

Roma guida la classifica delle città con 37.387 annunci, davanti a Milano, che ne conta 26.610. Seguono Firenze con 13.902 alloggi, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042. Considerando invece il dato territoriale, la Toscana è prima con 72.771 annunci, seguita da Lombardia, Sicilia e Lazio, rispettivamente a quota 66.619, 57.335 e 51.871. La maggiore concentrazione in rapporto alla superficie si trova in Liguria, con 5,34 annunci per chilometro quadrato.


Una sola trattenuta per i proprietari

Proprio mentre il fenomeno continua ad allargarsi, Airbnb modifica il meccanismo con cui vengono applicati i costi del servizio. Dal 13 ottobre, in Italia e negli altri Paesi europei, l’intera commissione viene attribuita a chi mette a disposizione l’alloggio: la percentuale prevista è del 15,5%.

In precedenza la spesa era ripartita tra proprietario e viaggiatore. Questo faceva sì che, durante la prenotazione, l’importo visualizzato dall’ospite fosse superiore alla tariffa indicata dal proprietario. Con il nuovo modello, invece, il prezzo mostrato sulla piattaforma comprende già il costo complessivo per il cliente, mentre la trattenuta viene applicata all’incasso del proprietario.

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L’esempio chiarisce l’effetto sui prezzi

Un appartamento fissato a 100 euro per notte produceva, nel sistema precedente, un prezzo di circa 115 euro per chi prenotava. Al proprietario restavano invece 97 euro, una volta sottratta la sua parte di commissione.

Per conservare lo stesso ricavo netto, il nuovo schema richiede di portare la tariffa pubblicata a 115 euro. In questo modo il viaggiatore visualizza direttamente quella cifra e al proprietario rimangono ancora circa 97 euro dopo l’applicazione del 15,5%. La riforma, quindi, modifica soprattutto la ripartizione dei costi e non determina automaticamente un aumento dell’esborso finale.


Correzioni automatiche e imposta italiana

Airbnb ha predisposto una funzione per aggiornare in una sola volta i prezzi di tutti gli annunci. La piattaforma ha spiegato che l’intervento serve a considerare le diverse spese di gestione e a lasciare invariata la somma incassata per ogni notte; per gli operatori dello Spazio economico europeo e della Svizzera il termine indicato è il 13 ottobre.

In alcuni mercati, inoltre, sui costi del servizio vengono applicate imposte come l’Iva o l’imposta su beni e servizi. Il sistema di adeguamento le calcola automaticamente quando previsto, salvo che il proprietario sia già registrato ai fini fiscali e provveda autonomamente al conteggio. In Italia, sui costi del servizio di Airbnb grava un’aliquota Iva del 22%.

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