Aggressione al rabbino a Milano: due espulsioni, un giovane resta
I due cittadini coinvolti nell’aggressione a Tzemach Mizrachi sono stati rimpatriati, mentre il 20enne tunisino dovrà restare in Italia con obbligo di firma.
Due dei tre giovani accusati di aver aggredito il rabbino Tzemach Mizrachi a Milano sono stati rimandati nei Paesi d’origine: uno in Tunisia e l’altro in Marocco. Il terzo coinvolto, un 20enne di origine tunisina, rimane invece sul territorio italiano con l’obbligo di firma stabilito dal giudice.
Due espulsioni dopo l’aggressione
L’allontanamento dei due giovani è stato annunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi attraverso un messaggio pubblico. La misura riguarda i ragazzi che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero partecipato all’episodio avvenuto alla fermata di un autobus.
Durante gli accertamenti, i due avrebbero sostenuto di aver agito per scherzo. La loro destinazione è stata però definita: uno è stato accompagnato in Tunisia, mentre l’altro è stato rimpatriato in Marocco. Per il terzo indagato la situazione giudiziaria è rimasta distinta.
Il 20enne resta sotto controllo
Il giovane tunisino era stato fermato poco tempo dopo i fatti. Nei suoi confronti era scattato l’arresto con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere motivata da discriminazione religiosa.
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Dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, il 20enne non è stato espulso e dovrà presentarsi regolarmente alle forze dell’ordine. L’obbligo di firma costituisce la misura disposta dal giudice mentre prosegue il procedimento.
La violenza alla fermata
L’aggressione risale al pomeriggio del 16 settembre. I tre giovani avrebbero riconosciuto Mizrachi dal copricapo tradizionale indossato dal rabbino, quindi lo avrebbero circondato e insultato.
La situazione sarebbe degenerata in pochi istanti: il religioso è stato fatto cadere a terra e colpito con calci e pugni. L’episodio ha portato all’intervento degli investigatori e, successivamente, alle procedure che hanno condotto al rimpatrio di due dei presunti aggressori.
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Le due persone convocate non sono legate alle vittime, ma a testimoni già sentiti dagli investigatori; al momento non risultano indagati.
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