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Cronaca 3 min di lettura2 ore fa

Affitto a 400 euro, ma restano senza casa: la beffa per due anziani

Una coppia di proprietari spagnoli voleva tornare nell’appartamento affittato per ragioni di salute, ma il tribunale ha respinto la richiesta.

Per anni hanno pensato di essersi assicurati una vecchiaia tranquilla acquistando due abitazioni. Oggi, invece, un uomo di 86 anni e la moglie di 83 vivono a casa della figlia, insieme al suo compagno e ai nipoti, mentre gli affittuari dell’appartamento vicino a Benidorm sono rimasti nell’immobile. La coppia aveva chiesto di rientrare in possesso della casa per trasferirsi in una zona più adatta alle proprie condizioni, ma il giudice ha ritenuto insufficienti sia la clausola contrattuale sia le prove mediche presentate.


Una pensione senza più la casa promessa

L’uomo, che in passato lavorava come ascensorista, e sua moglie, casalinga, avevano comprato un’abitazione a Elda, dove avevano trascorso gran parte della loro vita, e un secondo appartamento a Finestrat, nella provincia di Alicante. Quest’ultimo, ristrutturato e inserito in un complesso con piscina, garage e cantina, nel 2022 era stato concesso in locazione a una giovane coppia.

Il canone stabilito era particolarmente contenuto: 400 euro mensili per il primo anno, 425 per il secondo e 450 dal terzo al sesto. Nella stessa area, appartamenti comparabili venivano proposti tra 1.400 e 2.000 euro al mese. La figlia Elena Martín Álvarez ha spiegato che i genitori avevano scelto una cifra bassa per aiutare gli inquilini e che, dopo questa esperienza, “non affitteremo mai più una casa in vita nostra”.


Il rientro chiesto troppo tardi

Nel 2024 la situazione familiare è cambiata. L’anziano non era più autosufficiente e la moglie conviveva con la fibromialgia; i medici avrebbero quindi suggerito un trasferimento in un contesto meno urbanizzato. Finestrat, a circa dieci minuti dal mare, sembrava la soluzione più adatta, mentre la casa di Elda avrebbe potuto essere venduta per sostenere le nuove spese.

La prima richiesta di restituzione dell’appartamento, però, non è stata presentata entro il termine di 60 giorni previsto dalla normativa. Gli inquilini hanno così scelto di proseguire regolarmente la locazione. L’anno successivo i proprietari hanno inviato una nuova comunicazione con sei mesi di anticipo, ma anche questa volta la risposta è stata negativa.

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La clausola non basta in tribunale

Nel contratto era stata inserita una previsione che sembrava tutelare la coppia: dopo dodici mesi, oppure alla conclusione di una proroga, il proprietario avrebbe potuto riottenere l’immobile per esigenze proprie o di un familiare di primo grado. Quando è arrivato il momento di applicarla, tuttavia, il giudice l’ha considerata formulata in termini troppo vaghi.

La disciplina spagnola stabilisce che la durata minima dei contratti di affitto è di cinque anni e consente al proprietario di interromperli soltanto in circostanze precise. L’abitazione deve servire come residenza stabile al locatore, a un parente di primo grado o al coniuge in specifiche situazioni familiari; inoltre, il contratto deve contenere una previsione esplicita, deve essere trascorso almeno un anno e la necessità deve essere reale e comunicata nei tempi corretti. Secondo il tribunale, nel caso della coppia queste condizioni non risultavano dimostrate in modo adeguato.


La vita trasferita dalla figlia

Nel frattempo i due pensionati hanno dovuto vendere la casa di Elda per integrare le entrate e affrontare i costi dell’assistenza. La loro nuova sistemazione è diventata l’abitazione della figlia a Petrer, già condivisa dal compagno e dai due bambini.

La famiglia ha deciso di contestare la decisione depositando ulteriori referti, con l’obiettivo di documentare le difficoltà di salute della coppia. Elena Martín Álvarez ha raccontato di essere arrivata a valutare persino l’idea di “piantare una tenda davanti al municipio”, mentre i genitori attendono l’esito dell’impugnazione lontano dalla casa che avevano acquistato per il futuro.

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