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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Accuse di armi verso la Russia: il 28enne bresciano rischia l’estradizione

Gli Stati Uniti contestano a un giovane imprenditore un ruolo in un sistema di esportazioni militari e chiedono alla giustizia bresciana di consegnarlo.

La decisione sull’eventuale consegna agli Stati Uniti spetta ora ai giudici bresciani. Al centro del procedimento c’è un imprenditore di 28 anni, nato a Gardone Valtrompia e residente sul Garda, che gli investigatori americani ritengono coinvolto in un presunto trasferimento illegale di armamenti e materiali militari verso la Russia.

L’uomo non è detenuto: deve presentarsi ogni giorno alla polizia giudiziaria. La Procura generale ha già valutato positivamente la richiesta americana, mentre l’ultima parola sull’estradizione spetterà alla Corte d’appello di Brescia.


L’accusa americana prende forma

L’indagine, condotta dall’Fbi, riguarda un periodo compreso tra febbraio 2022 e dicembre 2025. Secondo la ricostruzione degli Stati Uniti, il 28enne avrebbe fatto parte di un gruppo organizzato per aggirare le norme sull’esportazione di prodotti militari, favorire operazioni fraudolente attraverso strumenti telematici e trasferire denaro di provenienza illecita.

Nel fascicolo compaiono anche contestazioni relative all’uscita irregolare di beni dagli Stati Uniti e all’invio di dichiarazioni elettroniche non veritiere sui carichi destinati all’estero. Le accuse, che dovranno essere valutate nell’ambito della procedura di estradizione, comprendono inoltre la violazione della legislazione americana sulle esportazioni di armi.


Una rete tra società e Paesi dell’Est

Gli investigatori ipotizzano che armi, munizioni e parti destinate a impieghi militari siano state movimentate sfruttando società con sede in diversi Stati europei. Il sistema avrebbe utilizzato passaggi commerciali intermedi e transazioni con Paesi dell’Europa orientale, rendendo meno immediata l’individuazione della destinazione finale.

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Nella presunta attività il giovane non avrebbe agito da solo. L’accusa americana indica la collaborazione di un cittadino sloveno e di una donna russa, ma sarà il procedimento davanti alla giustizia italiana a stabilire i prossimi passaggi sulla richiesta di consegna.


La procedura passa da Brescia

La domanda di estradizione è stata depositata presso la Corte d’appello di Brescia, chiamata a verificare le condizioni previste dalla legge e dagli accordi tra i due Paesi. Il parere favorevole già espresso dalla Procura generale rappresenta un passaggio importante, ma non determina automaticamente l’esito finale.

Nel frattempo resta in vigore la misura che impone all’imprenditore di recarsi quotidianamente davanti agli organi di polizia giudiziaria. La vicenda ruota quindi su due piani distinti: da una parte le accuse formulate dagli Stati Uniti, dall’altra la valutazione italiana sulla possibile estradizione.

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