Boselli, studente fermato: la protesta davanti ai carabinieri
Dopo il tentativo di occupazione dell’istituto torinese, un ragazzo è stato rilasciato mentre restano da chiarire le accuse e la dinamica degli episodi.
Un ragazzo è stato trattenuto per circa due ore e poi rilasciato dopo il tentativo di occupazione dell’istituto Boselli di Torino. Nei suoi confronti vengono ipotizzati, a vario titolo, resistenza, danneggiamento e reati collegati all’accesso e all’occupazione della scuola.
La vicenda ha provocato una protesta davanti alla sede del comando provinciale dei carabinieri, situata in centro e a breve distanza dall’istituto. Una cinquantina di studenti si è radunata per contestare l’intervento delle forze dell’ordine.
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Restano due versioni dell’accaduto
I carabinieri stanno verificando il comportamento di alcuni giovani che, secondo la prima ricostruzione, avrebbero cercato di entrare nell’edificio con il volto coperto. Durante quei momenti sarebbero stati esplosi petardi, mentre alcuni banchi sarebbero stati spostati sulla carreggiata e diversi cassonetti rovesciati.
Gli accertamenti dovranno chiarire il ruolo delle singole persone e la portata dei danneggiamenti contestati. Il fermo dello studente si è concluso dopo circa due ore, con il suo rilascio e la prosecuzione delle verifiche.
Gli studenti contestano l’intervento
Il movimento studentesco torinese offre una lettura differente dell’episodio. Julia, una delle rappresentanti, ha sostenuto che l’ingresso nei locali sarebbe avvenuto senza violenze e che la mobilitazione nasce dal malcontento per le condizioni degli istituti e per la mancanza di ascolto da parte della dirigenza e della Città metropolitana.
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“Stamattina i ragazzi del Boselli hanno deciso di mobilitarsi attraverso un’occupazione perché il movimento studentesco di Torino è stanco delle condizioni in cui stanno gli ambienti scolastici, sono stanchi di non essere ascoltati dalla dirigenza e dalla Città metropolitana”, ha dichiarato Julia.
La chiamata a Digos e carabinieri
Sempre secondo la studentessa, dopo l’ingresso pacifico nell’istituto la dirigente scolastica avrebbe contattato la Digos e i carabinieri. Da quel momento si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, culminato nel fermo del giovane.
Le due ricostruzioni restano quindi distinte: da una parte le condotte sotto esame, tra petardi, ostacoli sulla strada e cassonetti rovesciati; dall’altra la denuncia degli studenti, che parlano di una protesta nata per richiamare l’attenzione sulle condizioni delle scuole.
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