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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Abodi ai giovani: ascolto sì, violenza no

Il ministro difende il diritto alla protesta, ma chiede di separare il disagio sociale dagli atti contro persone, beni e sicurezza pubblica.

Andrea Abodi ha ringraziato le Forze dell’ordine impegnate in queste ore a tutela delle città e dei cittadini, anche quando il loro intervento comporta rischi personali. Il ministro per i giovani e lo sport ha definito inaccettabili le aggressioni e gli episodi violenti registrati durante alcune proteste.

A suo giudizio, il dissenso non può trasformarsi in attacchi o vandalismi. La condanna, ha sottolineato, deve essere netta quando la manifestazione delle proprie idee finisce per danneggiare i diritti della maggioranza.

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Il disagio va riconosciuto

Nel ragionamento di Abodi, però, la fermezza non cancella la necessità di capire che cosa alimenti la distanza di una parte dei ragazzi dalle istituzioni. Il ministro ha raccontato di avere incontrato, negli ultimi quattro anni, decine di migliaia di giovani, anche nei contesti segnati da maggiore difficoltà.

Da quei confronti è emerso un quadro composto da persone che cercano risposte, affrontano timori e provano a immaginare il proprio percorso. Possono sentirsi deluse o arrabbiate, ma questo, secondo Abodi, non le rende vandali o predatrici. «La stragrande maggioranza dei ragazzi lo sa», ha detto, riferendosi alla necessità di non confondere il disagio con la distruzione.


Dialogo e regole insieme

Il ministro ha ribadito che ascoltare le nuove generazioni deve essere il punto di partenza per costruire interventi efficaci. L’obiettivo è individuare le ragioni di chi si sente escluso, offrire opportunità concrete e rafforzare la fiducia personale, nelle istituzioni e nel futuro.

Questa apertura, tuttavia, non equivale a giustificare ogni comportamento. «Il dialogo non significa giustificare tutto, così come la fermezza non significa rinunciare all’ascolto: sono due responsabilità che devono procedere insieme», ha spiegato Abodi, indicando nella combinazione tra confronto e rispetto delle norme la linea da seguire.

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Proteste, il limite della violenza

Le manifestazioni svoltesi in diverse città italiane hanno spinto il ministro a intervenire sul rapporto tra rivendicazioni e legalità. A suo avviso, slogan e parole d’ordine possono essere piegati a strumentalizzazioni e abbandonati una volta terminata la protesta, mentre restano le conseguenze per chi subisce danni o minacce.

Abodi ha quindi escluso che saccheggi, devastazioni e intimidazioni possano contribuire alla costruzione di un domani migliore. «Non si può costruire un futuro migliore saccheggiando, distruggendo, minacciando e attentando alla vita altrui», ha affermato, chiedendo che non vi siano ambiguità nel giudizio su chi porta il dissenso oltre il confine della legalità.


La delega affidata da Meloni

L’incarico sui giovani, affidatogli dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, viene interpretato da Abodi come una responsabilità fondata innanzitutto sull’ascolto. Il ministro ha sostenuto che le politiche dedicate alle nuove generazioni debbano nascere dalla conoscenza diretta delle loro difficoltà e delle loro aspettative.

Nei suoi incontri, ha aggiunto, ha raccolto domande e preoccupazioni, illustrando anche le iniziative in corso. La finalità indicata è creare condizioni che consentano a ciascuno di progettare il proprio futuro senza rinunciare alla fiducia, mantenendo al tempo stesso il rispetto per la sicurezza e per i diritti altrui.

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