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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

260 euro solo per arrivare al lavoro: il conto di Valentina

A Val Brembo una giovane pendolare e la titolare di una trattoria raccontano come il rincaro dei prezzi stia erodendo redditi e margini

Per Valentina, l’aumento del costo della benzina non è una voce di bilancio occasionale, ma una spesa obbligata per poter raggiungere il posto di lavoro. La sua testimonianza, raccolta a Val Brembo, in provincia di Bergamo, è arrivata durante la puntata del primo ottobre di “Dritto e rovescio”, dedicata agli effetti del caro vita.


La benzina frena l’indipendenza

Ogni giornata lavorativa comporta per la giovane un tragitto complessivo di 90 km. Il pieno necessario per gli spostamenti le costa oggi almeno 260 euro al mese, mentre un anno fa la cifra si fermava quasi a 200 euro.

«Quei 60 euro in più possono sembrare pochi, ma per una giovane che vuole conquistare la propria indipendenza sono tanti», ha raccontato Valentina nel collegamento. La donna ha spiegato di voler andare a vivere da sola e costruire il proprio futuro, ma di dover fare i conti con costi sempre più elevati e non rinunciabili.


Anche la trattoria assorbe i rincari

Nel servizio è intervenuta anche Cristina, che gestisce una trattoria. Per la sua attività, la pressione maggiore arriva dalle materie prime indispensabili alla preparazione della polenta taragna, specialità che richiede formaggio locale e farine.

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Secondo la ristoratrice, entrambi gli ingredienti hanno registrato aumenti di almeno il 20%. Cambiare qualità di formaggio o di farina, ha spiegato, modificherebbe completamente il risultato del piatto: per questo il locale continua a utilizzare gli stessi prodotti e controlla con attenzione l’andamento dei prezzi.


Un aumento contenuto per i clienti

Per limitare l’impatto sui frequentatori, la trattoria ha scelto di ritoccare i prezzi soltanto di un euro all’anno. Una decisione con cui Cristina prova a mantenere accessibile il conto, pur dovendo assorbire una parte dei rincari.

Le due testimonianze mostrano così due conseguenze dello stesso fenomeno: da una parte il pendolare che vede ridursi le risorse per la propria autonomia, dall’altra un’attività costretta a difendere la qualità senza trasferire interamente i costi sulla clientela.

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