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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Volo Flydubai, la mossa disperata del comandante: così ha salvato 170 passeggeri

Ferito e sotto attacco, Smit Machchhar ha riaperto l’accesso alla cabina mentre l’aereo rischiava di precipitare: il racconto al premier Modi.

Era ferito, a terra e ancora aggredito dal copilota, ma ha trovato la forza di raggiungere la porta della cabina. Secondo il suo racconto, quel gesto ha impedito che il volo Flydubai diretto a Tel Aviv si trasformasse in una tragedia per i 170 passeggeri a bordo.


Il comandante ha sfidato l’attacco

Smit Machchhar ha ripercorso quei minuti durante una videochiamata con il premier indiano Narendra Modi, mentre si trova ricoverato in ospedale. Il comandante ha spiegato di aver reagito nonostante le numerose ferite e di essersi imposto di tornare in piedi per intervenire.

"Avevo molte ferite, ma mi sono detto che dovevo rialzarmi e agire", ha raccontato a Modi. Il pilota ha aggiunto di aver aperto la porta della cabina mentre il copilota lo stava ancora colpendo: dopo essere caduto, avrebbe percepito la discesa dell’aereo e capito che non poteva restare immobile.

In quel momento, ha detto, la posta in gioco era la vita di tutti gli occupanti. "Mi sono reso conto che se non avessi mostrato coraggio, 170 passeggeri sarebbero morti", ha spiegato durante il colloquio, diffuso dal presidente indiano sui suoi profili social.


L’atterraggio d’emergenza a Tabuk

La ricostruzione finora emersa indica che l’aggressione sarebbe iniziata durante il volo partito da Dubai e arrivato poi a Tabuk, in Arabia Saudita, per un atterraggio d’emergenza. Il copilota omanita avrebbe cercato di assumere il controllo dell’aereo e di provocarne la caduta.

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A fermare l’azione non sarebbe stato soltanto il comandante. Anche alcuni passeggeri avrebbero contribuito a bloccare l’aggressore, consentendo di mettere in sicurezza il velivolo dopo i momenti di maggiore tensione.


Le ipotesi sulla radicalizzazione

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervistato da Fox News, ha sostenuto che l’uomo potrebbe essere stato sottoposto nell’ultimo anno a un processo di indottrinamento islamista radicale. Netanyahu ha aggiunto che gli accertamenti dovranno chiarire se esistano collegamenti con l’Iran.

Secondo il primo ministro, una volta immobilizzato il copilota avrebbe chiesto di essere ucciso. Questo elemento, nella sua ricostruzione, rafforzerebbe l’ipotesi di un’azione suicida finalizzata a far precipitare il volo.

La possibile radicalizzazione è stata riferita anche da alcuni mezzi di informazione israeliani, citando funzionari rimasti anonimi. Stando a tali ricostruzioni, sui suoi profili social l’aggressore avrebbe pubblicato messaggi che incitavano all’uccisione di ebrei; gli investigatori valutano quindi anche la pista di un’azione ispirata da motivazioni nazionalistiche e compiuta da un individuo isolato.

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