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Attualità 2 min di lettura23 set

Zelensky alza la pressione: il 45% colpito e l’appello a Trump

A margine dell’Assemblea Onu, il presidente ucraino ha rilanciato la linea dura contro Mosca, chiedendo più difesa aerea, una tregua sul settore energetico e nuove pressioni su Putin.

Volodymyr Zelensky ha messo sul tavolo un dato destinato a pesare nel dibattito sulla guerra: secondo lui, l’Ucraina avrebbe colpito il 45% delle infrastrutture energetiche russe. L’affermazione è arrivata in un’intervista al Wall Street Journal, raccolta a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, insieme a un messaggio diretto a Mosca e a Donald Trump.


La tregua energetica resta l’idea più concreta

Nel messaggio diffuso su Telegram, il presidente ucraino ha spiegato che Kiev è disponibile a una tregua limitata al comparto energetico, purché la Russia smetta di attaccare reti elettriche, riscaldamento e approvvigionamento idrico. Zelensky ha aggiunto che la proposta è stata discussa anche con Trump e con i rispettivi team: gli americani, ha detto, la trasmetteranno ai russi.

Il capo di Stato ucraino ha poi insistito sul fatto di essere pronto a incontrare Vladimir Putin “in qualsiasi momento”. Nello stesso passaggio ha rilanciato la richiesta a Trump di arrivare alla fine del conflitto “entro l’inverno”, mentre ha definito la priorità assoluta la chiusura della guerra.


Patriot, sanzioni e pressioni su Mosca

Accanto al tema della tregua, Zelensky ha sottolineato l’urgenza di rafforzare la difesa aerea ucraina. Ha detto di aspettarsi un pacchetto invernale di equipaggiamenti militari, compresi i sistemi Patriot, e ha ringraziato il presidente americano, il suo staff e il popolo statunitense per il sostegno. Ha inoltre osservato che i team dei due Paesi stanno lavorando all’avvio della produzione di missili intercettori per il Patriot in Ucraina.

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Secondo il presidente ucraino, Putin non avrebbe oggi forti motivi per cambiare linea senza nuove pressioni internazionali, a partire da un irrigidimento delle sanzioni. Zelensky ha anche puntato il dito contro India, Turchia e soprattutto Cina per il sostegno offerto a Mosca: su Pechino, in particolare, ha sostenuto che stia usando le proprie tecnologie con la Russia in modo pragmatico, non per vicinanza politica.


Pechino, Ankara e Nuova Delhi nel mirino

Il leader ucraino ha chiuso il ragionamento legando il comportamento di questi Paesi alla prosecuzione della guerra. Ha affermato che la Cina, pur non essendo alleata di Mosca per ragioni ideologiche, starebbe traendo un vantaggio pratico da questa cooperazione. Nel frattempo, oggi Zelensky terrà il suo quarto intervento in presenza all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dall’invasione russa del 2022.

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