Sport, la sfida di Berruto al governo: «Non occupate le federazioni
L’ex ct della pallavolo critica il possibile commissariamento della Figc, denuncia le incoerenze sulle incompatibilità e chiede più sostegno per l’accesso allo sport.
Per Mauro Berruto il problema dello sport italiano non riguarda soltanto gli equilibri tra federazioni e governo. L’ex commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo richiama anche il tema dei costi sostenuti dalle famiglie e delle agevolazioni fiscali, giudicate insufficienti per chi iscrive i figli a una società sportiva o vuole continuare a praticare attività fisica in età avanzata.
La normativa consente oggi una detrazione calcolata su un tetto di 210 euro di spesa, limitata ai ragazzi tra i 5 e i 18 anni. Il beneficio effettivo è pari al 19%, quindi a circa 40 euro per figlio. Berruto ricorda di avere presentato nel 2022 una proposta per ampliare l’importo detraibile e cancellare il limite anagrafico, includendo anche gli anziani: secondo lui, favorire l’attività fisica significa ridurre la pressione sul Servizio sanitario nazionale.
Lo sport non può diventare proprietà della politica
L’esponente della segreteria nazionale del Partito Democratico sostiene che la politica debba occuparsi di sport, ma con finalità diverse dal controllo delle strutture. Da una parte ci sono gli interventi per aumentare la pratica e valorizzarne gli effetti sociali; dall’altra, avverte, c’è il rischio di usare le federazioni per ottenere consenso, vantaggi personali o ritorni economici.
Berruto definisce l’autonomia sportiva un principio da tutelare e ricorda che il legame tra sport e politica esiste fin dall’antichità. Il punto, a suo giudizio, non è separare completamente i due ambiti, bensì impedire che l’intervento istituzionale si trasformi in una conquista di spazi. Nel mirino finisce soprattutto l’azione dell’attuale maggioranza di destra, accusata di voler esercitare un’influenza sempre più ampia.
Il nodo delle regole applicate a intermittenza
La discussione sul possibile commissariamento della Federazione italiana giuoco calcio viene collegata da Berruto al tema delle incompatibilità. L’ex ct richiama i casi di Claudio Barbaro, sottosegretario al ministero dell’Ambiente e ancora presidente di un ente di promozione sportiva, e di Paolo Barelli, titolare della delega ai rapporti con il Parlamento e legato alla guida della federazione del nuoto.
Su Barelli, Berruto ricorda che l’autosospensione dalla presidenza della federazione è stata annunciata il 22 aprile, dopo la nomina a sottosegretario, mentre in precedenza, tra il 2023 e il 2026, era stato capogruppo alla Camera di Forza Italia. Proprio il gruppo parlamentare, aggiunge, aveva sostenuto la modifica che cancellò il limite dei tre mandati per i presidenti federali. Per questo respinge le lezioni sul rispetto delle norme e parla di una situazione che gli provoca «il voltastomaco».
Figc, il commissariamento divide il sistema
Secondo la ricostruzione di Berruto, l’ipotesi di intervenire sulla Figc non sarebbe nata dopo la candidatura di Giovanni Malagò, ma sarebbe stata valutata dal governo e dal ministro dello Sport Andrea Abodi già prima della sua discesa in campo, arrivata dopo la sconfitta dell’Italia in Bosnia. L’ex deputato interpreta il progetto come il tentativo della maggioranza di ampliare il proprio controllo sul calcio, settore con un peso culturale e sociale che va oltre il risultato sportivo.
Malagò è stato eletto il 22 giugno con il 68,58% dei voti. Berruto considera il suo possibile allontanamento l’ennesima operazione di occupazione del potere nello sport e osserva che non si era mai vista, a suo giudizio, un’iniziativa politica tanto esplicita. Il richiamo alle regole, aggiunge, non può valere soltanto quando serve a colpire un avversario.
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Buonfiglio davanti a una scelta difficile
Nel ragionamento rientra anche Luciano Buonfiglio, presidente del Coni. Berruto ne riconosce il percorso da dirigente e atleta nel mondo della canoa, disciplina dalla quale sono arrivati risultati rilevanti, ma sostiene che la guida del Comitato olimpico nazionale richieda una preparazione istituzionale diversa da quella maturata in precedenza.
L’elezione di Buonfiglio, secondo Berruto, è stata sostenuta in modo decisivo dallo stesso Malagò. Da qui nasce il paradosso evidenziato dall’esponente del Partito Democratico: il presidente del Coni potrebbe trovarsi a promuovere il commissariamento della Figc, pur essendo stato aiutato dall’attuale presidente del comitato. Un eventuale rifiuto, osserva, potrebbe esporre lo stesso Buonfiglio al rischio di un intervento sul Coni.
La coerenza nell’applicazione delle regole aprirebbe però altri fronti. Berruto cita ancora la federazione del nuoto, dove Barelli compare sul sito ufficiale come presidente e viene indicato come colui che presenterà la stagione della pallanuoto il primo ottobre, oltre alla federazione degli sport equestri, segnata dalle contestazioni sull’elezione di Marco Di Paola, vicepresidente del Coni. Il risultato, avverte, è un sistema nel quale le istituzioni sportive rischiano di contrapporsi tutte tra loro.
L’opposizione ammette i propri ritardi
Sul silenzio delle forze di opposizione, fatta eccezione per l’intervento di Carolina Morace del Movimento Cinque Stelle, Berruto rivendica di avere parlato più volte di sport in Parlamento e fuori dall’aula durante i suoi quattro anni da deputato e responsabile del settore per il Partito Democratico. Tuttavia, non considera decisivi i singoli protagonisti della vicenda: il tema centrale sarebbe l’uso della giustizia sportiva come strumento per eliminare gli avversari.
L’esponente democratico riconosce anche una responsabilità alle forze progressiste, che in passato non avrebbero attribuito allo sport il giusto rilievo sociale ed economico. Ricorda che la delega nazionale allo sport nel Partito Democratico è stata introdotta dopo il 2021 e che successivamente è nato un dipartimento dedicato. Per Berruto, questa scelta indica una consapevolezza ormai più chiara del ruolo dello sport in una visione progressista della società.
Il quadro istituzionale resta legato alla posizione di Malagò, ex presidente del Coni e membro del Comitato olimpico internazionale, al centro della controversia sul tesseramento. Berruto contesta che il richiamo all’incompatibilità venga utilizzato in modo selettivo e chiede che lo stesso criterio venga applicato a tutte le situazioni analoghe, senza eccezioni legate ai rapporti di forza politici.
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