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Attualità 1 min di lettura2 giorni fa

Zaporizhzhia, il radar anti-drone nello zaino: «Qui restiamo

Kateryna porta con sé un dispositivo per individuare i droni mentre accompagna i figli in una città dove sirene e raid interrompono la vita quotidiana.

«È casa nostra»: per questo Kateryna non prende in considerazione l’idea di andarsene da Zaporizhzhia. A 36 anni, la donna continua a vivere nella città insieme ai suoi tre figli, nonostante gli attacchi russi siano ormai parte della quotidianità.

Quando l’allarme è vicino, la famiglia cerca riparo; negli altri momenti prova invece a mantenere le proprie abitudini. È la strategia con cui Kateryna affronta una situazione che impone prudenza senza cancellare del tutto la vita di ogni giorno.


Restare è una scelta quotidiana

Le incursioni possono cambiare rapidamente il ritmo della città. Sirene e raid spingono spesso alla chiusura negozi, supermercati e distributori, lasciando molte attività sospese finché il pericolo non passa.

La donna racconta a Reuters che il comportamento della famiglia dipende dalla distanza della minaccia: quando gli attacchi sono imminenti si mettono al sicuro, mentre in assenza di un rischio immediato proseguono le loro occupazioni.

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Un dispositivo contro l’incertezza

Durante gli spostamenti Kateryna porta con sé un rilevatore di droni, ricevuto in prestito da un amico. Lo considera un aiuto soprattutto sul piano psicologico: finora l’apparecchio non ha indicato alcuna presenza pericolosa, ma le permette di sentirsi meno esposta mentre è fuori casa con i bambini.

Il piccolo strumento accompagna così una routine segnata dall’incertezza. Tra controlli, sirene e interruzioni delle attività commerciali, Kateryna cerca di proteggere i figli senza rinunciare alla città che considera la propria casa.

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