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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Yuho Asaka, la vita contro il mito della perfezione

Nata nel 1956 con la malattia delle ossa di vetro, ha sfidato le politiche eugenetiche giapponesi e difeso per decenni i diritti delle persone con disabilità.

La storia di Yuho Asaka attraversa una delle pagine più dure del Giappone contemporaneo. Nata nel 1956 con la malattia delle ossa di vetro, ha vissuto in un Paese dove le persone giudicate non conformi potevano essere sottoposte a sterilizzazione. Oggi il suo percorso di emancipazione è stato raccontato dal quotidiano francese Le Figaro.


Un’infanzia segnata dall’eugenetica

Quando Asaka è venuta al mondo, in Giappone era ancora in vigore una legislazione ispirata a criteri eugenetici. Quelle norme colpivano gli individui considerati portatori di caratteristiche indesiderabili, in nome di un’idea rigida di normalità fisica e sociale.

La sua condizione, nota anche come fragilità ossea, l’ha inserita fin dall’inizio in una categoria che la società tendeva a isolare. Il contesto nel quale è cresciuta non riconosceva pienamente alle persone con disabilità il diritto di scegliere della propria vita e del proprio corpo.

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Una battaglia per cambiare le leggi

Di fronte a questa realtà, Asaka ha dedicato la propria esistenza alla difesa dell’autonomia e della dignità delle persone disabili. La sua attività si è sviluppata lungo un percorso di mobilitazione e di rivendicazione dei diritti, con l’obiettivo di contrastare la presunta superiorità dell’essere umano perfetto.

Il suo impegno ha contribuito alla cancellazione della normativa eugenetica giapponese. La vicenda personale di Asaka si è così intrecciata a una trasformazione legislativa e civile, rendendola una figura impegnata contro la discriminazione fondata sulle condizioni fisiche.

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