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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Mercalli: clima e guerre, così l’economia rischia il collasso

A L’Elefante il climatologo ha collegato crisi ambientale, disuguaglianze, costi dell’energia e impatto dell’industria militare.

L’industria militare pesa sull’ambiente anche quando non è in corso un conflitto: consuma energia, materie prime e risorse di alta qualità, alimentando emissioni già molto rilevanti. Luca Mercalli ha definito paradossale la scelta di investire nella guerra mentre il pianeta avrebbe bisogno di una risposta comune contro il riscaldamento globale.

Il climatologo, ospite de L’Elefante su Rai 3, ha aggiunto che l’uso effettivo delle armi aggrava ulteriormente il danno, producendo emissioni e conseguenze dirette nei territori coinvolti. «È veramente un’assurdità, come dice Papa Leone, che oggi si pensi alla guerra, quando invece dovremmo unire le forze per combattere il cambiamento climatico», ha affermato durante il programma.


Energia, la scelta corre sui tempi

Secondo Mercalli, il rincaro delle bollette dovrebbe spingere l’Italia a ridurre la dipendenza dall’estero sfruttando sole e acqua disponibili sul territorio. Gli investimenti nelle rinnovabili, ha spiegato, richiedono una spesa iniziale, ma possono restituire occupazione e produzione energetica interna.

Sul nucleare il climatologo ha espresso una posizione netta, legata soprattutto ai tempi di realizzazione e alla concentrazione delle risorse che questa tecnologia comporta. «L’energia nucleare è prima di tutto un’energia di Stato e soprattutto lenta. Non è una cosa che ci sarà domani, ma arriverà tra decenni», ha detto, contrapponendo a questa prospettiva la rapidità con cui un impianto fotovoltaico può essere installato e messo in funzione.

Mercalli ha inoltre ricondotto le resistenze politiche al Green Deal alla volontà di difendere interessi legati alle fonti fossili. A suo giudizio, il contrasto alla transizione energetica finisce così per proteggere lo status quo invece di accelerare il passaggio a un sistema più autonomo.


Il caldo colpisce chi ha meno difese

La crisi climatica non distribuisce i suoi effetti in modo uniforme. Le persone e i Paesi con minori risorse dispongono di strumenti più limitati per affrontare alluvioni, ondate di calore e altri eventi estremi; per questo, dopo una catastrofe, hanno anche meno possibilità di ricostruire.

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Nei territori più ricchi, ha osservato Mercalli, la Protezione civile e la capacità delle istituzioni offrono una rete di sostegno più efficace. Nei Paesi poveri, invece, lo stesso evento può trasformarsi in un impoverimento ulteriore. «Se collassa il sistema ambientale, collassa tutto: l’economia, le imprese e il nostro benessere», ha avvertito, indicando nella messa in sicurezza del territorio una necessità ormai prioritaria.

Il conto sanitario delle temperature estreme è già pesante. Le recenti ondate di calore hanno provocato 50 mila vittime in Europa, con molti anziani che, secondo il climatologo, non hanno resistito alle temperature dell’estate 2026.


Il programma sfida il sabato sera

Le riflessioni di Mercalli hanno rappresentato uno dei momenti centrali della terza puntata del programma condotto da Peter Gomez. La trasmissione ha intrecciato politica, società e cultura anche attraverso gli interventi di Giancarlo De Cataldo, dello storico Giordano Bruno Guerri, dei reportage di Chiara Francini e delle incursioni satiriche di Dario Vergassola.

Sul fronte degli ascolti, L’Elefante ha raccolto 629.000 spettatori, pari al 4% di quota d’ascolto. La parte conclusiva, La Coda dell’Elefante, ha invece raggiunto 549.000 spettatori e il 3,4%, in una serata segnata dalla concorrenza di Ballando con le Stelle su Rai 1 e Tu sì que vales su Canale 5.

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