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Attualità 3 min di lettura5 min fa

Youssef Siher, i post che lo mettono al centro dell’inchiesta di Milano

Dagli articoli sull’attacco del 7 ottobre ai messaggi contro le forze dell’ordine: il profilo del trentenne fermato dopo gli scontri nel capoluogo lombardo

Le analisi pubblicate da Youssef Siher sull’attacco del 7 ottobre hanno suscitato nuove polemiche per il modo in cui descrivono la reazione di Hamas e il contesto mediorientale. Nei suoi scritti, infatti, le responsabilità per le violenze non vengono presentate attraverso una condanna netta, ma ricondotte anche alle politiche del governo israeliano.

In un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, il trentenne esaminava le posizioni assunte dai mezzi d’informazione arabi dopo l’attacco. Citava anche Faisal Abbas, direttore di Arab News, secondo cui «Hamas ha oltrepassato il Rubicone», ma aggiungeva che chi considera quell’azione priva di provocazioni «sbaglia», perché sarebbe stata la risposta all’intimidazione attribuita al governo israeliano.

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Le analisi sull’attacco del 7 ottobre

Il testo firmato da Siher prendeva in esame il dibattito sviluppatosi tra Al Jazeera, Arab News e altre testate della regione. Nel passaggio dedicato alle vittime del 7 ottobre, l’autore riportava giudizi e argomentazioni senza formulare, secondo le contestazioni emerse, una condanna esplicita delle atrocità che causarono 1.400 morti.

Quelle posizioni si inseriscono in una più ampia produzione pubblica orientata a sostenere la causa palestinese. Sui suoi profili, infatti, compaiono riferimenti favorevoli alla Palestina e lo slogan «Dal fiume al mare», insieme a messaggi dai toni duri rivolti a chi critica quelle impostazioni.


I messaggi contro polizia e storia italiana

A finire sotto osservazione sono stati soprattutto i contenuti pubblicati su Instagram dopo lo sciopero generale per la Palestina del 22 settembre 2025. In quella giornata, caratterizzata da tensioni e dall’assalto alla Stazione Centrale di Milano da parte di migliaia di manifestanti, Siher scrisse: «Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete».

Il riferimento appariva rivolto agli agenti che si erano riparati dietro una vetrata dello scalo ferroviario per sottrarsi alle aggressioni. Sullo stesso profilo è comparsa anche una contestazione del ruolo della Brigata ebraica nella Resistenza italiana, affiancata da richiami alla rivoluzione e all’islam politico.

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Nella descrizione dell’account era inoltre presente una frase dal tono apocalittico: «Non puoi sconfiggere coloro che credono che la morte non sia la fine». Su X, in un altro episodio, il trentenne aveva replicato ad Antonio Tajani dopo l’uccisione di Rafael Kauders, riservista italo-israeliano, commentando la notizia con un’espressione araba traducibile come «Grazie a Dio».


Il passato all’ISPI e l’indagine milanese

Le prese di posizione online avevano già attirato l’attenzione di Lorenzo Pregliasco, analista politico, docente universitario e cofondatore di YouTrend. In un messaggio pubblicato su X, Pregliasco ricordò di essere stato definito da Siher razzista e suprematista bianco, esprimendo perplessità sul fatto che il giovane fosse stato associato all’ISPI.

L’Istituto per gli studi di politica internazionale ha precisato che Siher vi aveva svolto un tirocinio e che il rapporto di collaborazione era terminato nel 2024. Il trentenne aveva invece presentato nel proprio curriculum un’esperienza da ricercatore presso l’organizzazione.

Secondo la procura di Milano, Siher sarebbe la figura promotrice del Movimento 17 ottobre e avrebbe chiamato alla mobilitazione dopo gli scontri avvenuti nel fine settimana nel capoluogo lombardo. È indagato per istigazione a delinquere, apologia di delitti e violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche, con l’aggravante dell’utilizzo di strumenti informatici.

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