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Attualità 2 min di lettura54 min fa

Yemen, Trump verso un ruolo più attivo: Riad-Houthi, la crisi si allarga

Maged al-Madhaji avverte: Washington potrebbe essere coinvolta più direttamente mentre l’Arabia Saudita tenta di recuperare credibilità e deterrenza contro gli Houthi.

La pressione esercitata dalla crisi yemenita potrebbe spingere Donald Trump e l’apparato di sicurezza nazionale statunitense ad assumere un ruolo più incisivo. Secondo Maged al-Madhaji, presidente del Sana'a Center for Strategic Studies, il punto ancora incerto riguarda modalità e dimensioni dell’eventuale coinvolgimento, non il fatto che Washington sia ormai esposta alle conseguenze dell’escalation.

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Washington rischia di essere coinvolta

Un’operazione militare americana al fianco dell’Arabia Saudita non è tuttavia scontata. Il confronto nello Yemen va letto insieme alle altre tensioni del Medio Oriente e, anche qualora gli Stati Uniti decidessero di concentrare l’attenzione sull’Iran, gli attacchi contro il regno assumerebbero un peso crescente per la sicurezza regionale e per i mercati energetici.

In gioco c’è anche la solidità delle alleanze americane. L’Arabia Saudita rappresenta un partner centrale per Washington: una risposta giudicata insufficiente davanti a offensive prolungate potrebbe alimentare dubbi tra gli altri Paesi alleati esposti a minacce analoghe.


Gli obiettivi militari degli Houthi

La nuova offensiva non indica, secondo l’analista yemenita, una ripresa improvvisa di ostilità mai interrotte del tutto. La frequenza degli attacchi cambia in base alle necessità operative e strategiche del gruppo, che ora punta a ridurre ulteriormente la capacità del fronte avversario e a consolidare il dominio sulle aree più rilevanti del Paese.

Il controllo di Taiz e delle zone montuose circostanti avrebbe un valore decisivo. Da quelle posizioni gli Houthi potrebbero aumentare la pressione su Aden e valutare persino un tentativo di conquista, modificando così gli equilibri interni. La neutralizzazione di parte dei rivali permetterebbe inoltre di destinare più risorse al confronto con Riad e di rendere più oneroso il sostegno saudita alle forze contrarie agli Houthi.

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Riad tra rappresaglia e negoziati

L’Arabia Saudita, nella valutazione di al-Madhaji, dovrebbe cercare di colpire militarmente gli Houthi senza abbandonare i contatti politici. I canali diplomatici possono rimanere aperti, ma un’intesa appare difficile se Riad non dimostra prima di poter rispondere in modo efficace agli attacchi.

L’analista ritiene che una rappresaglia possa servire proprio a preparare il terreno per un’iniziativa diplomatica successiva. «Riad non può accettare di essere umiliata dagli Houthi, deve ristabilire la propria deterrenza», ha affermato, sottolineando il rischio che l’assenza di una risposta adeguata incoraggi nuove sfide.


Un confronto destinato a durare

La contesa tra Houthi e Arabia Saudita potrebbe protrarsi a lungo, con fasi di maggiore o minore intensità. Eventuali pause non equivarrebbero necessariamente alla conclusione delle ostilità, perché gli obiettivi perseguiti dal gruppo yemenita incidono sia sull’assetto politico del Paese sia sulla sicurezza saudita.

Per questo una distensione rapida e stabile appare complessa. La questione non riguarda soltanto la successione degli attacchi, ma anche la capacità dell’Arabia Saudita di mantenere credibilità e potere di dissuasione, mentre il dossier yemenita diventa sempre più intrecciato agli interessi strategici degli Stati Uniti.

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