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Attualità 2 min di lettura51 min fa

Camminare, non servono 10mila passi: il ritmo cambia il rischio

La ricerca condotta su oltre 64mila adulti ridimensiona il traguardo dei 10mila passi e mostra che un’andatura sostenuta può compensare, almeno in parte, una quantità inferiore di movimento.

Il traguardo dei 10.000 passi al giorno non è una regola medica valida per chiunque. Un nuovo studio suggerisce invece di considerare insieme il numero di passi, la velocità della camminata, l’età, la condizione fisica e il tempo realmente a disposizione.

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Il ritmo può compensare meno passi

L’analisi ha preso in esame 64.743 adulti tra i 40 e i 69 anni, monitorati tra il 2013 e il 2015 attraverso dispositivi indossabili utilizzati per un’intera settimana. I partecipanti, inseriti nella banca dati UK Biobank, sono stati suddivisi in quattro fasce: meno di 5.000 passi quotidiani, tra 5.000 e 7.000, da 7.500 a 10.000 e oltre 10.000.

La probabilità più contenuta di morte precoce è stata osservata tra chi percorreva ogni giorno da 7.500 a 10.000 passi. Tuttavia, il risultato più significativo riguarda le persone che restavano sotto quota 5.000: quando camminavano a un’andatura sostenuta, mostravano una riduzione del rischio simile a quella di chi superava i 5.000 passi ma procedeva più lentamente.

Per valutare la velocità, i ricercatori hanno considerato la media dei passi compiuti durante i 30 minuti di maggiore intensità della giornata, anche se quel periodo non era necessariamente continuo. In concreto, più di 80 passi al minuto con meno di 5.000 passi complessivi potevano offrire benefici paragonabili a oltre 5.000 passi effettuati a circa 60 passi al minuto.


Nessun obiettivo uguale per tutti

Secondo Nicholas Koemel, ricercatore senior della Monash University e coautore del lavoro, il risultato sostiene l’idea di una maggiore flessibilità nelle abitudini quotidiane. «L’obiettivo dei passi non deve essere uguale per tutti», ha spiegato, sottolineando che anche chi non riesce a camminare a lungo o a mantenere un ritmo elevato può trovare una modalità utile per diminuire il rischio.

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Lo studio invita quindi a non considerare i 10.000 passi come una soglia obbligatoria. La cifra, infatti, non deriva da specifiche linee guida sanitarie: si diffuse negli anni Sessanta in Giappone nell’ambito della promozione commerciale di un contapassi. Per molte persone, inoltre, raggiungerla significa percorrere circa 8 chilometri al giorno, un impegno non sempre compatibile con la vita quotidiana.


Otto anni di osservazione

Il monitoraggio dei partecipanti è proseguito in media per otto anni, fino al 2022. Nell’elaborazione finale sono state escluse le persone con dati incompleti, precedenti malattie cardiovascolari o tumori; i ricercatori hanno inoltre tenuto conto di variabili come età, sesso, fumo, consumo di alcol e alimentazione.

Durante il periodo considerato sono morte 1.667 persone. Tra queste, 502 decessi erano collegati a malattie cardiache. I dati descrivono un’associazione tra quantità e velocità del cammino e non stabiliscono, da soli, che un determinato ritmo sia la causa diretta della maggiore longevità.

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