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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Quasi 5 milioni intrappolati nell’auto: dove la mobilità costa di più

Carburante e trasporti pubblici gravano soprattutto sulle famiglie fragili, mentre in 766 comuni i collegamenti insufficienti rendono l’auto quasi indispensabile.

Per quasi 4,9 milioni di famiglie italiane spostarsi è diventato un problema economico, ma rinunciare all’auto spesso non è possibile. La difficoltà riguarda il 18,4% dei nuclei familiari e nasce dall’intreccio tra redditi contenuti, costi del carburante e assenza di alternative pubbliche efficaci.

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Quando l’auto diventa obbligatoria

Il dato arriva da una ricerca realizzata da Tessa, agenzia di studi dell’Università degli Studi della Tuscia, su incarico di Transport & Environment (T&E), organizzazione europea attiva nel campo della mobilità sostenibile. L’analisi considera a rischio di povertà dei trasporti le famiglie che non riescono a sostenere le spese per il carburante oppure per gli abbonamenti ai mezzi pubblici.

La condizione, però, non coincide automaticamente con la povertà economica. Nella valutazione entrano anche la lontananza da scuole, ospedali e altri servizi essenziali, oltre alla possibilità concreta di utilizzare treni e autobus. Nelle grandi città la rete pubblica può consentire di fare a meno della macchina; nei centri più isolati, invece, anche chi ha poche risorse può essere costretto a possederne una.


I territori più esposti

Il fenomeno del possesso forzato dell’auto interessa soprattutto le zone alpine e appenniniche, le isole e le aree interne del Centro-Sud. Sono 766 i comuni, pari al 9,7% del totale, classificati dallo studio come territori ad alta criticità per la scarsità di collegamenti ferroviari, autobus e accessi alle principali strade.

In questi casi il problema non dipende soltanto dalla disponibilità economica delle famiglie. La distanza dai servizi rende la vettura privata quasi irrinunciabile e trasforma ogni aumento dell’energia in un colpo diretto ai bilanci domestici. «Milioni di famiglie non usano l’auto per scelta ma perché non hanno alternative», ha osservato Esther Marchetti, responsabile delle attività per la mobilità pulita di T&E Italia.

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Più autobus e aiuti mirati

Per intervenire, lo studio indica due leve finanziarie: il Fondo Sociale per il Clima e la flessibilità di bilancio concessa dall’Unione europea per il settore energetico nel periodo compreso tra il 2026 e il 2028. Le risorse potrebbero sostenere il trasporto pubblico locale e ridurre il peso degli spostamenti sulle fasce più vulnerabili.

Tra le misure proposte figurano il potenziamento dei finanziamenti ordinari, una maggiore diffusione degli autobus elettrici e tariffe ridotte per le famiglie in difficoltà. L’organizzazione suggerisce inoltre di favorire l’accesso alle automobili elettriche attraverso formule di locazione agevolata, così da diminuire la dipendenza dai carburanti fossili.

«Due crisi in quattro anni dimostrano la fragilità strutturale di un modello di mobilità basato sui combustibili fossili», ha aggiunto Marchetti. Secondo la rappresentante di T&E Italia, l’intervento pubblico dovrebbe concentrarsi sul superamento della dipendenza dal petrolio, invece di limitarsi a riduzioni temporanee delle imposte sui carburanti, considerate costose e poco selettive.

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