Biglietti aerei, inverno più caro: rincari fino al 50%
Le principali compagnie europee stanno riducendo l’offerta in vista dei mesi freddi, mentre il costo del cherosene mette sotto pressione tariffe e collegamenti.
Per chi sta programmando un viaggio nei prossimi mesi, il rischio non riguarda soltanto il prezzo del biglietto: su molte rotte potrebbero diminuire anche le alternative disponibili. Le compagnie aeree europee stanno infatti rivedendo i piani per l’inverno, strette tra il costo del carburante e una domanda più difficile da sostenere sulle tratte meno redditizie.
Le stime raccolte indicano possibili aumenti compresi tra il 20% e il 50% per alcuni vettori. Non è però una variazione automatica applicata a ogni collegamento: conteranno la durata della crisi energetica, il numero di passeggeri e la concorrenza presente sulla singola rotta.
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Le tariffe rischiano di salire ancora
Una parte della spesa aggiuntiva finirà sui viaggiatori, perché le compagnie non possono assorbire indefinitamente l’aumento dei costi. Allo stesso tempo, trasferire tutto sui biglietti potrebbe ridurre la domanda e spingere i passeggeri verso altri operatori o mezzi di trasporto.
L’effetto più evidente potrebbe arrivare sulle destinazioni turistiche e sui collegamenti con meno passeggeri. Con una disponibilità ridotta, acquistare un biglietto economico diventerebbe più complicato, soprattutto nei periodi di maggiore richiesta e sulle rotte servite da pochi vettori.
Milioni di posti cancellati
Nell’ultima settimana la programmazione europea ha perso 2,8 milioni di posti rispetto ai piani precedenti. British Airways ha ridotto l’offerta di 1,5 milioni di posti, Air France di 1,2 milioni e Lufthansa di 1,1 milioni; anche Turkish Airlines ha superato quota un milione di posti eliminati.
La revisione interessa pure le compagnie a basso costo e i vettori regionali. Ryanair ha tolto più di mezzo milione di posti, mentre easyJet prevede una riduzione aggiuntiva di circa 700mila. Volotea ha tagliato 690mila posti, Air Dolomiti 661mila, airBaltic 300mila e Ita Airways circa 200mila.
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Il carburante pesa sui bilanci
Il principale fattore di pressione è il prezzo del cherosene, passato da circa 700 dollari a tonnellata di un anno fa a una fascia compresa tra 1.500 e 1.600 dollari. Ogni volo diventa così più oneroso, con conseguenze particolarmente pesanti per gli operatori che effettuano tratte brevi e propongono prezzi contenuti.
Per le compagnie a basso costo, il carburante valeva normalmente il 40-45% delle spese operative. In alcuni documenti aziendali questa incidenza è arrivata al 70-72%. Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha inoltre avvertito che la situazione potrebbe protrarsi fino al 2028, esponendo soprattutto i vettori piccoli e medi, meno attrezzati per assorbire gli aumenti.
L’offerta invernale resta incerta
Tra novembre 2026 e marzo 2027 i collegamenti all’interno dell’Europa risultano ancora superiori dell’1% rispetto all’inverno precedente. Il dato, tuttavia, potrebbe cambiare: diverse compagnie devono ancora completare la revisione dei propri programmi e altri interventi sono attesi nelle prossime settimane.
Le riduzioni si concentrano sui voli turistici e sulle rotte considerate meno redditizie, proprio quelle sulle quali riempire gli aerei durante l’inverno è più difficile. Per i passeggeri il risultato potrebbe essere una combinazione di meno partenze, minore scelta e prezzi più elevati.
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