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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Yara, il Dna resta intatto: i giudici frenano Bossetti

La Corte d’Assise di Bergamo ha negato nuovi esami sui reperti indicati dalla difesa, che ora potrebbe valutare il ricorso.

La richiesta di riaprire l’analisi di alcune tracce genetiche non passa l’esame della Corte d’Assise di Bergamo. I giudici, riuniti nella funzione di giudice dell’esecuzione, hanno respinto l’istanza presentata dai legali di Massimo Bossetti, detenuto per l’ergastolo definitivo inflitto per la morte di Yara Gambirasio. La difesa potrebbe comunque impugnare il provvedimento.


La difesa puntava su due reperti

Al centro dell’istanza c’erano due elementi già esaminati nel procedimento. Il primo è il campione identificato con la sigla “31G20”, recuperato dagli slip della tredicenne: si tratta di una traccia mista attribuita a Yara e a Bossetti, considerata decisiva nel percorso giudiziario che ha portato alla condanna.

Il genetista forense Marzio Capra, autore della relazione depositata dalla difesa, ha segnalato quella che ritiene un’incongruenza nella successione temporale dei risultati ottenuti sul campione. La seconda questione riguarda invece il giubbotto della ragazza: l’esame di immagini più definite avrebbe fatto ipotizzare la presenza di materiale seminale, eventualità che i consulenti di Bossetti vorrebbero sottoporre a ulteriori verifiche.


Il no dei giudici e i prossimi passi

L’udienza si è svolta lunedì 5 ottobre in camera di consiglio. Bossetti ha partecipato dal carcere di Bollate attraverso un collegamento a distanza; in aula erano presenti i suoi avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, Capra, la pm Letizia Ruggeri e i rappresentanti della parte civile.

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Secondo la difesa, i reperti furono analizzati quando i suoi esperti non potevano ancora intervenire, perché l’identificazione di Bossetti come responsabile arrivò soltanto quattro anni dopo i fatti. Nel 2024, tuttavia, la Cassazione aveva consentito esclusivamente l’accesso e la visione dei materiali, fissando limiti che non comprendevano nuove analisi.


La famiglia teme un nuovo caso

I legali dei genitori di Yara, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, si sono opposti alla richiesta. A loro giudizio, l’iniziativa rischia di trasformarsi in «un Garlasco 2» e hanno aggiunto: «Faremo il possibile per evitarlo». Gli stessi avvocati avevano chiesto di poter consultare i reperti con le medesime modalità previste per la difesa, nel caso in cui fossero stati autorizzati nuovi accertamenti.

La decisione della Corte chiude, per ora, la strada agli esami sollecitati dai difensori. Resta però aperta la possibilità che il collegio legale di Bossetti presenti un ricorso contro il rigetto, chiedendo un nuovo esame del provvedimento.

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