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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Moncalieri, il data center da 5 TWh che divide la città

Nell’ex area Ilte è previsto un investimento da 4,5 miliardi, ma il progetto solleva dubbi su consumi, calore prodotto, rumore e vantaggi per il territorio.

Un’enorme infrastruttura digitale potrebbe cambiare il volto dell’ex stabilimento Ilte di Moncalieri, alle porte di Torino. Il progetto vale 4,5 miliardi di euro e prevede quattro edifici destinati ai server, ma la sua dimensione energetica sta alimentando le proteste: a pieno regime, la struttura potrebbe arrivare a utilizzare 5 terawattora ogni anno, più dei consumi elettrici complessivi delle famiglie piemontesi, pari a 4,3 TWh nel 2024.


Un investimento miliardario tra le ex tipografie

L’area interessata è rimasta inutilizzata per circa dieci anni. Qui l’ex Ilte, acronimo di Industria Libraria Tipografica Editrice, stampava anche gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle. Nel 2022 il terreno è stato rilevato per circa 9 milioni di euro dal gruppo Lcp, che in un primo momento pensava a un grande polo logistico.

La destinazione urbanistica immaginata è poi cambiata. A luglio, Moncalieri Logistics, società riconducibile allo stesso gruppo immobiliare, ha consegnato al Comune il Piano esecutivo convenzionato per costruire un complesso di data center. Il progetto prevede 270mila metri quadrati di superficie e quattro fabbricati alti 17 metri. La potenza elettrica indicata nei documenti raggiunge 576 megawatt, il valore più alto finora associato a un impianto italiano; una precedente stima citata per la struttura parlava invece di 384 megawatt, comunque oltre la metà dei 609 megawatt complessivi disponibili nei data center italiani a fine 2025.


Energia e benefici restano incerti

Per il Comune l’operazione potrebbe tradursi in poco più di 5 milioni di euro: 1,17 milioni versati in denaro e circa 4 milioni sotto forma di interventi realizzati dal proponente. La convenzione non garantisce però un numero preciso di assunzioni. L’azienda prevede tra 320 e 500 posti di lavoro, mentre il progetto comprende anche un parco pubblico, un parcheggio, due campi sportivi e uno spazio per bambini.

Il nodo principale riguarda comunque l’alimentazione dell’impianto. Se funzionasse continuamente alla massima potenza, il consumo arriverebbe a 5 TWh l’anno, pari a circa un quinto della domanda elettrica piemontese del 2024. Sui tetti sono previsti pannelli solari per 5.360 kWp: secondo i documenti, questa dotazione coprirebbe appena lo 0,1% del fabbisogno della struttura e rappresenterebbe il livello minimo previsto per legge nelle nuove costruzioni.


Il calore rischia di finire nell’aria

L’attività dei server produrrebbe inoltre fino a 576 megawatt di calore da smaltire. Una quantità superiore a quella generata dalla centrale Iren di Moncalieri, che però alimenta il teleriscaldamento di numerose abitazioni torinesi. Per il nuovo impianto non è previsto un sistema per recuperare il calore e destinarlo a usi civili.

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Per raffreddare gli edifici verrebbero installate 304 macchine refrigeranti sui tetti. I documenti stimano che l’abitazione più vicina, distante 290 metri, potrebbe essere raggiunta durante la notte da un rumore di 48,7 decibel, a ridosso del limite di 50 decibel.


Il Comune deve decidere entro ottobre

Le criticità sono state raccolte in un dossier da Giacomo Pagani del Collettivo Gramsci. «Noi non siamo contro i data center, ma vogliamo uno sviluppo che abbia ritorni concreti e misurabili per i cittadini. Per questo chiediamo una moratoria sulla costruzione del data center di Moncalieri», ha spiegato Pagani.

La decisione arriva mentre la Regione Piemonte prepara una normativa specifica, ispirata a quella lombarda, per fissare regole su consumi, efficienza e recupero del calore. Il Comune, però, dovrà pronunciarsi sul piano entro la fine di ottobre, prima della firma della convenzione. Secondo Pagani, questa fase consente all’amministrazione di stabilire se autorizzare l’intervento e a quali condizioni.

«L’intelligenza artificiale ha risvolti importantissimi sulla ricerca, ma queste infrastrutture non possono essere costruite danneggiando i cittadini», ha aggiunto il rappresentante del Collettivo, descrivendo la preoccupazione presente tra gli abitanti di Moncalieri.

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