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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Flydubai, il tentato dirottamento apre un dubbio: agì da solo

Il copilota omanita avrebbe parlato di Gaza e di un attacco suicida: ora le autorità verificano possibili contatti e reclutatori.

Le autorità degli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di ricostruire ogni passaggio del tentato dirottamento di un volo Flydubai diretto a Tel Aviv. Al centro dell’inchiesta c’è Hammam al-Hammami, copilota omanita interrogato dopo l’episodio: gli investigatori vogliono capire se abbia agito autonomamente o se qualcuno lo abbia spinto a preparare l’attacco.

Secondo quanto riportato da un’emittente israeliana, l’uomo avrebbe dichiarato di aver agito per Gaza e di voler morire durante l’operazione. Le autorità israeliane, con il coinvolgimento dello Shin Bet, stanno quindi verificando non soltanto il suo movente, ma anche eventuali legami con persone o organizzazioni esterne.


Il piano puntava su Ben Gurion

Le informazioni emerse dagli interrogatori indicano che l’obiettivo ipotizzato sarebbe stato l’aeroporto Ben Gurion, in Israele. Il copilota avrebbe pensato di far precipitare l’aereo sulla struttura dopo aver ricevuto l’autorizzazione all’atterraggio.

La censura militare israeliana ha consentito la diffusione di questi elementi dell’indagine. Resta da chiarire in quale momento il piano sarebbe stato concepito e se l’uomo avesse ricevuto istruzioni precise prima di salire a bordo del velivolo.


I viaggi e il telefono sotto esame

Gli investigatori dispongono anche dei dati contenuti nel telefono del pilota, materiale che potrebbe aiutare a ricostruire contatti, spostamenti e possibili influenze. Durante una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, un rappresentante del Mossad avrebbe inoltre riferito ai ministri alcune informazioni sul passato dell’equipaggio.

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In particolare, il copilota avrebbe visitato negli ultimi anni diversi Paesi considerati ostili a Israele. Le trasferte sarebbero state brevi, ma le autorità stanno verificando se in quelle occasioni Hammam al-Hammami sia stato avvicinato, condizionato o reclutato. Il rappresentante del Mossad avrebbe spiegato che l’obiettivo è stabilire se dietro il progetto ci fosse una rete.


Gli assistenti negano ogni ruolo

Parallelamente, negli Emirati sono stati ascoltati anche gli assistenti di volo presenti sull’aereo. Gli investigatori avrebbero escluso, allo stato attuale, che il personale abbia collaborato con il copilota o lo abbia aiutato nel tentativo di portare avanti il piano.

Gli assistenti hanno raccontato di essere rimasti confusi e disorientati durante la situazione, respingendo però qualsiasi responsabilità. Le loro testimonianze saranno confrontate con i dati del telefono, con le comunicazioni di bordo e con gli altri elementi raccolti dagli inquirenti.

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