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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Malagò commissario della Figc? Il voto che può incendiare il calcio

La Giunta Coni valuta il commissariamento della Federcalcio, mentre la Serie A difende Malagò e chiede di tutelare l’autonomia dello sport italiano.

Il destino della Federcalcio potrebbe dipendere da una soluzione senza precedenti: nominare Giovanni Malagò commissario della stessa istituzione al centro della controversia. L’ipotesi sarà valutata nelle prossime ore, mentre la Serie A prende posizione contro l’eventuale amministrazione straordinaria e avverte sui rischi di una nuova frattura nel calcio italiano.


Malagò al centro della soluzione

Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e Giovanni Malagò si vedranno domani mattina, prima della riunione della Giunta convocata a Roma. Sul tavolo ci sarebbe la possibilità di proporre proprio Malagò come commissario della Figc, trasformandolo così nel gestore temporaneo dell’organismo per il quale si discute il suo mancato tesseramento.

La Giunta si riunirà alle 13 per votare l’eventuale commissariamento. Un’ora dopo toccherà al Consiglio nazionale del Coni esaminare la decisione. La questione nasce dalla mancata iscrizione di Malagò come tesserato, requisito contestato nell’ambito della sua candidatura alla guida della Federcalcio. Resta da stabilire se questa irregolarità sia sufficiente per giustificare un intervento straordinario.


La Serie A respinge il commissariamento

Dopo l’incontro tra i club, la Lega Serie A ha diffuso una nota molto critica. Le società sostengono di non comprendere né le basi giuridiche né le motivazioni politiche della disputa e ricordano che Malagò fu indicato dalla stessa Serie A, ottenendo poi un’ampia elezione. Il sostegno dei club, si legge nel documento, resta pieno.

La Lega considera l’ipotesi di commissariare la Figc “del tutto inopportuna” e ritiene che potrebbe “condurre nel caos il calcio, in una fase delicatissima”. Nel comunicato viene inoltre richiamata la posizione dell’UEFA, con l’invito a preservare l’autonomia dell’ordinamento sportivo italiano.


Un voto esposto ai ricorsi

La decisione della Giunta sarà tutt’altro che automatica. A esprimersi saranno 17 componenti e, in caso di partecipazione completa, per approvare il commissariamento serviranno 8 voti favorevoli. Il margine ristretto rende centrale anche la questione dei possibili conflitti di interesse e della validità delle singole partecipazioni.

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Diana Bianchedi ed Elisabet Spina, salvo sorprese, potranno prendere parte alla votazione. La prima ha ricoperto per 12 giorni l’incarico di capodelegazione della Nazionale, dal quale si è dimessa; la seconda è dirigente del Milan. Eventuali contestazioni sui loro voti potrebbero essere sollevate soltanto se risultassero determinanti per il risultato, considerando che anche una parità equivarrebbe a una bocciatura della proposta.


Gli esperti dividono il Coni

Malagò avrebbe diritto a votare sia in Giunta sia in Consiglio nazionale in quanto componente del CIO. Per ridurre il rischio di ricorsi, tuttavia, dovrebbe astenersi e potrebbe lasciare la sala durante il passaggio decisivo. Tra i suoi possibili sostenitori figurano Marco Di Paola, vicepresidente del Coni e presidente della federazione dell’equitazione, Laura Lunetta, esponente della danza, e Federica Pellegrini, componente del CIO.

Anche il parere degli esperti resta diviso. Il Coni ha consultato quattro giuristi, secondo i quali il tesseramento rappresentava un requisito indispensabile. Dalla Figc è arrivato un diverso orientamento, sostenuto da cinque specialisti tra cui Sabino Cassese e Bernardo Giorgio Mattarella: per loro l’iscrizione non sarebbe una condizione essenziale per la candidatura e la sua assenza, da sola, non basterebbe a imporre il commissariamento.


Il Consiglio avrà l’ultima parola

Anche un eventuale via libera della Giunta non chiuderebbe la vicenda. Il provvedimento dovrebbe essere ratificato dal Consiglio nazionale, composto da 81 membri tra dirigenti e atleti. La consistenza dell’assemblea rende più difficile prevedere con precisione gli schieramenti e lascia aperta, almeno formalmente, la possibilità che il secondo organo respinga la decisione del primo.

Il Consiglio potrebbe però allinearsi all’indirizzo della Giunta. In ogni caso, il risultato sarebbe esposto a ricorsi e controricorsi davanti alla giustizia amministrativa, dal Tar al Consiglio di Stato. Per questo le ore che precedono il voto sono diventate decisive: più che una conclusione, la riunione di domani rischia di rappresentare l’inizio di un nuovo capitolo della contesa.

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