Watergate, la nuova sfida di Trump: Nixon torna al centro
Una verifica interna del dipartimento di Giustizia riaccende la disputa sulle indagini che portarono alle dimissioni di Nixon e offre nuovi argomenti all’area trumpiana.
JD Vance ha ridimensionato il peso storico dello scandalo Watergate e lo ha accostato alle vicende giudiziarie di Donald Trump. «Se guardate a come lo Stato profondo ha abbattuto Richard Nixon, non è poi così diverso da ciò che gli stessi gruppi di persone, le stesse istituzioni, hanno cercato di fare a Donald Trump durante la sua prima amministrazione», ha affermato il vicepresidente alla Richard Nixon Presidential Library, in California, lo scorso giugno.
Nello stesso intervento Vance ha sostenuto che, se l’irruzione negli uffici democratici fosse avvenuta oggi, il caso avrebbe occupato le cronache «per 12 ore». Parole che mostrano quanto Nixon sia tornato a essere un riferimento per una parte del movimento vicino a Trump, intenzionato a presentare il presidente dimissionario come una vittima delle istituzioni.
Il precedente che Trump vuole riscrivere
Questa lettura ha trovato spazio anche nelle iniziative di Geoff Shepard, 81 anni, già membro dello staff della Casa Bianca durante la presidenza Nixon. Shepard sostiene che il gruppo guidato dal procuratore speciale abbia violato le regole del procedimento con colloqui riservati con alcuni giudici e con la mancata trasmissione alla difesa di materiale potenzialmente utile agli imputati.
La sua ricostruzione considera Nixon bersaglio di una struttura occulta dello Stato. È una versione che si scontra con le conclusioni raggiunte dal Congresso, dalla magistratura e dalle registrazioni raccolte alla Casa Bianca. Nel 1974 la commissione Giustizia della Camera approvò tre capi d’accusa per impeachment: intralcio alla giustizia, abuso di potere e oltraggio al Congresso.
La verifica riapre una ferita politica
Shepard ha presentato le proprie accuse durante un incontro durato circa due ore al dipartimento di Giustizia. Il suo dossier è arrivato anche all’ufficio interno incaricato di esaminare la condotta dei magistrati federali, mentre l’amministrazione Trump valuta se vi siano state irregolarità nell’azione dei procuratori che lavorarono sul caso.
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Al momento, tuttavia, non è stata avviata una nuova inchiesta formale e non esiste alcuna decisione ufficiale che modifichi la ricostruzione del Watergate. L’esame resta preliminare e riguarda il comportamento degli investigatori dell’epoca, non una riabilitazione già riconosciuta di Nixon.
Le prove contro Nixon restano centrali
Il caso esplose dopo l’arresto, il 17 giugno 1972, di cinque uomini sorpresi nel complesso del Watergate, a Washington, mentre cercavano di entrare negli uffici del Comitato nazionale democratico. Le indagini giornalistiche seguirono i flussi di denaro e i collegamenti politici fino al comitato per la rielezione di Nixon, facendo emergere una rete di operazioni clandestine e tentativi di copertura.
Le verifiche successive del Congresso e degli organi giudiziari confermarono numerosi elementi già emersi. Furono inoltre scoperte le registrazioni effettuate dallo stesso presidente nella Casa Bianca: una di queste, la cosiddetta registrazione della pistola fumante, documentò il suo ruolo nei tentativi di ostacolare l’accertamento sull’irruzione. Nixon lasciò l’incarico l’8 agosto 1974, poco dopo l’emersione di quella prova.
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