Pena capitale, Trump rilancia: nel mirino anche i grandi trafficanti
Il presidente statunitense vuole ampliare l’uso della pena di morte, mentre il Tennessee congela le esecuzioni dopo due procedure fallite e il caso Christa Pike.
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riportato la pena capitale al centro dell’agenda federale. Nel giorno dell’insediamento, il 20 gennaio 2025, il presidente ha firmato un ordine esecutivo per ripristinarne l’applicazione e ha chiesto al procuratore generale di individuare procedimenti utili a mettere in discussione i limiti fissati dalla Corte Suprema.
Trump riapre il fronte federale
Il provvedimento incaricava inoltre il dipartimento di Giustizia di perseguire la pena di morte nei casi consentiti dalla normativa, dando priorità agli omicidi di appartenenti alle forze dell’ordine. L’amministrazione avrebbe dovuto anche cercare controversie giudiziarie attraverso cui contestare i precedenti che restringono il ricorso alla sanzione capitale.
La linea seguita da Trump segna una nuova inversione rispetto alla presidenza di Joe Biden. Biden aveva bloccato le esecuzioni federali e trasformato in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale 37 delle 40 condanne a morte esistenti a livello federale.
Dai precedenti alla nuova proposta
L’attuale presidente aveva già sostenuto questa posizione durante il suo primo mandato, indicando come modello alcuni Paesi asiatici che prevedono la morte per i reati legati al traffico di stupefacenti. Nel luglio 2020, la sua amministrazione aveva inoltre riattivato le esecuzioni federali dopo una sospensione durata diciassette anni.
Nei sei mesi successivi erano state eseguite 13 condanne, fino ai giorni immediatamente precedenti all’insediamento di Biden. Ora Trump intende aggiungere tra i casi punibili con la pena capitale anche i grandi trafficanti di droga, i trafficanti di esseri umani e le persone responsabili dell’uccisione di un agente di polizia.
L’annuncio deve passare dal Congresso
Durante un intervento pronunciato venerdì 3 ottobre a Mobile, in Alabama, Trump ha dichiarato: «La approveremo per i grandi trafficanti di droga, per i trafficanti di esseri umani e per chiunque uccida un agente di polizia». L’affermazione, tuttavia, non è stata accompagnata da un testo dettagliato né dalla precisazione che il narcotrafficante debba aver provocato la morte di qualcuno.
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Per rendere operativa l’estensione servirebbe l’approvazione del Congresso. Alcune delle fattispecie indicate dal presidente prevedono già la pena capitale a livello federale, ma soltanto in circostanze specifiche. Resta quindi da chiarire come verrebbe definita la categoria dei “grandi trafficanti di droga” e quale sarebbe l’effettiva portata della proposta.
Il Tennessee congela le esecuzioni
Il dibattito nazionale si intreccia con la crisi aperta in Tennessee, dove le autorità stanno verificando il fallimento dell’esecuzione di Christa Pike. La donna, 50 anni, il 30 settembre è sopravvissuta a due somministrazioni di pentobarbital ed è stata portata in ospedale in condizioni critiche.
Pike era stata condannata per il coinvolgimento nella tortura e nell’uccisione di Colleen Slemmer, 19 anni, avvenute nel 1995. L’episodio rappresenta il secondo tentativo non riuscito nello Stato dall’inizio dell’anno: a maggio la procedura contro Tony Carruthers era stata fermata dopo circa un’ora e mezza di tentativi per trovare un accesso venoso.
Il governatore repubblicano Bill Lee ha deciso di sospendere tutte le esecuzioni in Tennessee fino alla fine del 2026 e ha ordinato una verifica indipendente. Frank Strada, commissario del Dipartimento penitenziario, lascerà il proprio incarico entro ottobre. Sullo sfondo resta anche una sentenza della Corte Suprema del 2008, che continua a lasciare aperta la questione dell’applicazione della pena capitale ai grandi narcotrafficanti.
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