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Attualità 3 min di lettura53 min fa

Casa, la protesta scuote la Spagna: arresti, feriti e rischio sciopero

La mobilitazione contro la crisi degli affitti ha coinvolto oltre 50 città dopo il doppio stop parlamentare alle misure del governo Sánchez.

«La strada è chiara ed è verso lo sciopero generale». Valeria Racu, portavoce del Sindicato de Inquilinas, ha annunciato una nuova fase della mobilitazione contro il caro-affitti e la crisi abitativa spagnola. Gli attivisti hanno già avviato contatti con i principali sindacati nazionali, ma per ora non è stata indicata alcuna data per l’eventuale astensione dal lavoro.

Racu ha descritto l’atmosfera delle manifestazioni come una «nuova energia» e ha sostenuto che il movimento, in appena otto giorni, avrebbe esercitato una pressione superiore a quella prodotta in otto anni di governo progressista. Nel mirino della portavoce ci sono soprattutto i fondi immobiliari, definiti i «veri invasori» dei quartieri.


Una mobilitazione oltre le grandi città

La protesta non si è limitata a Madrid. I sindacati degli inquilini hanno promosso cortei in più di 50 località, da Santander a Santiago de Compostela, passando per Palma di Maiorca. Nel corso della giornata erano inoltre attese iniziative a Barcellona, Toledo, Vigo, Alicante e Malaga.

Nella capitale, quattro gruppi di manifestanti si sono messi in marcia a mezzogiorno dai diversi punti cardinali della città, con destinazione Plaza Cibeles. Le stime parlano di circa 500mila partecipanti. Altri cortei sono partiti da Atocha, Plaza de España e dall’ospedale La Princesa, mentre una quarta colonna si è unita alla manifestazione dall’accampamento allestito a Puerta del Sol.

Tra gli striscioni comparsi a Madrid figurava l’appello «Subito sciopero generale!». La folla ha scandito anche slogan contro la speculazione e per un accesso immediato alle abitazioni, mentre la mobilitazione assumeva un significato nazionale dopo il voto contrario del Parlamento.


Il doppio stop alle misure del governo

All’origine delle proteste c’è la bocciatura di due decreti d’urgenza presentati dall’esecutivo di Pedro Sánchez per affrontare l’emergenza abitativa. Le norme puntavano, tra l’altro, a prolungare le protezioni contro gli sfratti per gli inquilini più fragili e a rinnovare automaticamente i contratti di locazione già in vigore.

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Il primo testo è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli; il secondo ha ottenuto 166 sì contro 184 no. Determinante è stata la posizione contraria di Junts, il partito indipendentista catalano. Per il governo si apre così una nuova difficoltà parlamentare e diventa necessario cercare un’intesa alternativa sulle politiche per la casa.

La crisi politica potrebbe avere conseguenze più ampie. Pedro Sánchez starebbe valutando anche il ricorso a elezioni anticipate, ma una decisione è attesa nel fine settimana. Intanto, la questione degli affitti resta uno dei principali motivi di protesta in Spagna, dove il costo delle abitazioni continua a pesare sulle famiglie.


A Valencia la tensione sfocia negli scontri

A Valencia la manifestazione è iniziata senza incidenti, con i partecipanti diretti verso il Palau de les Arts, sede di una convention dedicata alle imprese immobiliari. La situazione è cambiata quando circa trenta persone hanno oltrepassato il dispositivo di sicurezza e sono entrate nel complesso.

Le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno reagito utilizzando gas lacrimogeni e alcuni proiettili di gomma a scopo dissuasivo. Il bilancio comunicato dopo gli scontri è di cinque arresti e nove agenti feriti.

La marcia era stata accompagnata dal grido «Vogliamo vivere nei nostri quartieri». L’episodio di Valencia ha quindi aggiunto un fronte di tensione a una giornata segnata soprattutto dalla partecipazione numerosa e dalla richiesta di nuove misure contro sfratti, affitti elevati e speculazione immobiliare.

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