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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Washington-Teheran, la tregua si allontana: torna il rischio guerra

La mediazione del Qatar non sblocca il confronto tra Iran e Stati Uniti, mentre a Washington cresce l’ipotesi di nuove operazioni militari dopo le elezioni di medio termine.

La trattativa tra Iran e Stati Uniti sembra aver raggiunto un punto morto e, con il fallimento dei tentativi di mediazione, torna a crescere il timore di un nuovo scontro armato. Nessuna delle due parti, secondo fonti informate sui colloqui, avrebbe mostrato finora la volontà di compiere concessioni decisive.

A Teheran, intanto, Mohsen Rezaei ha accusato Donald Trump di non riuscire a scegliere tra il negoziato e il confronto militare. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ha parlato durante un incontro con Shahin Mustafayev, vice primo ministro dell’Azerbaigian.


La diplomazia resta senza sbocchi

Il Qatar ha cercato per tutta la settimana di avvicinare le posizioni, ma i progressi sarebbero stati minimi. Ali al-Thawadi, incaricato della mediazione, ha incontrato a New York il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e la delegazione di Teheran, discutendo per diverse ore di una proposta qatariota composta da due pagine.

Il piano puntava a conciliare due richieste contrapposte: da un lato, l’Iran chiedeva la rimozione del blocco navale imposto dagli Stati Uniti; dall’altro, Washington pretendeva passi concreti per ridimensionare il programma nucleare iraniano. In seguito, al-Thawadi ha visto a Washington Jared Kushner e altri funzionari statunitensi. A una parte del colloquio ha preso parte anche il vicepresidente Vance.


Le aperture si sono già raffreddate

Dopo gli incontri, alcuni esponenti americani avevano definito i contatti “positivi e costruttivi” e sostenuto che Teheran avesse manifestato una certa flessibilità sul dossier nucleare. Era stata inoltre prospettata la possibilità di alleggerire le sanzioni e liberare fondi iraniani congelati, in cambio di misure verificabili sul programma atomico.

Poche ore più tardi, tuttavia, Trump ha scritto su Truth Social di non aver offerto nulla all’Iran. Una delle fonti consultate ha descritto così l’esito della giornata: “La situazione è in stallo. Gli iraniani chiedono cose che gli Stati Uniti non possono accettare e gli Stati Uniti pensano di avere la meglio, quindi non c’è possibilità di compromessi”.

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Rezaei accusa Trump di immobilismo

Secondo Rezaei, le condizioni poste dall’Iran sono già state comunicate agli Stati Uniti, ma il presidente americano non sarebbe in grado di prendere una decisione. Il dirigente iraniano ha inoltre sostenuto che Washington, trovandosi in difficoltà, abbia scelto di ricorrere a un assedio aereo nel quadro dello scontro militare.

“Trump è finito in un pantano, da cui non può né negoziare né combattere”, ha dichiarato Rezaei a Teheran. Le sue parole arrivano mentre i mediatori qatarioti, pur intenzionati a proseguire il lavoro, mostrano una frustrazione crescente per l’assenza di concessioni da entrambe le parti.


L’ipotesi di nuove operazioni

Lo stallo alimenta, sia a Washington sia a Teheran, la convinzione che la ripresa delle ostilità sia diventata più probabile. Funzionari statunitensi ritengono che Trump possa ordinare il ritorno a importanti operazioni di combattimento dopo le elezioni di medio termine.

Il Qatar dovrebbe comunque mantenere aperto il canale diplomatico, anche se le distanze restano ampie. Al momento, la mediazione non ha prodotto un’intesa né un compromesso capace di soddisfare le condizioni poste dai due governi.

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