Premier scelto e urne a rischio: la legge che può spaccare le opposizioni
La nuova legge elettorale impone di indicare il candidato alla guida del governo e rende decisivi due voti segreti alla Camera, mentre la maggioranza teme l’avanzata di Vannacci.
L’obbligo di presentare un candidato premier insieme alle liste rischia di trasformarsi nel principale punto di frizione tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La norma, voluta da Giorgia Meloni, costringerebbe Pd e M5s a contendersi la guida del possibile schieramento comune attraverso primarie potenzialmente divisive.
L’obiettivo politico della premier è evidente: introdurre una forma attenuata di premierato dopo il congelamento del disegno di legge Casellati sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, accantonato dopo la vittoria del No al referendum confermativo sulla giustizia. Una regola simile era già prevista dal Porcellum, utilizzato nelle elezioni del 2006, 2008 e 2013, ma oggi potrebbe accentuare le tensioni nel centrosinistra.
La premiership divide il campo largo
Nei calcoli basati sui sondaggi, il fronte formato da Pd, M5s, Avs e Italia Viva raggiunge il 44,5%. Il dato, però, non equivale automaticamente a un consenso politico unitario: una parte dell’elettorato pentastellato potrebbe non accettare una coalizione guidata da Schlein, mentre alcuni elettori democratici potrebbero orientarsi verso l’area di Carlo Calenda nel caso in cui fosse Conte a prevalere nelle primarie.
La competizione interna per scegliere il candidato alla premiership diventerebbe così un passaggio delicato per entrambi i partiti principali dell’opposizione. Meloni conta proprio sulle difficoltà di un’alleanza che, sommata nei numeri, appare più forte ma potrebbe perdere voti nella fase concreta della scelta e della campagna elettorale.
Vannacci cambia i conti del centrodestra
La maggioranza punta a spingere gli elettori verso il voto utile, presentando il sostegno a Roberto Vannacci come un possibile vantaggio per la sinistra. «Se votate lui vince la sinistra», è il messaggio attribuito alla strategia di Meloni, che mira a contenere Futuro nazionale e a portare il centrodestra oltre il 42%, soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza.
I dati più recenti citati da Nando Pagnoncelli per Ipsos descrivono tuttavia una situazione complessa: Futuro nazionale è all’8,8%, mentre la Lega si ferma al 4,7%. Senza il partito di Vannacci, il centrodestra si attesterebbe al 39,4%, quindi al di sotto del livello richiesto. La riforma è stata concepita prima della crescita di Futuro nazionale, che ha sottratto consensi soprattutto alla Lega.
Il premio può non garantire stabilità
Il meccanismo voluto dalla Lega non assegna il premio attraverso una semplice percentuale nazionale, ma prevede listoni coalizionali fissi: 70 deputati e 35 senatori, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori. La maggioranza dei seggi oscillerebbe così tra il 55% e il 57% delle Camere.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Anche il campo largo, pur partendo secondo i sondaggi da una posizione numericamente favorevole, resta esposto al rischio di dispersione. Se entrambi gli schieramenti rimanessero sotto il 42%, una legge pensata per assicurare governabilità potrebbe produrre l’effetto opposto, lasciando il Parlamento in una situazione di forte instabilità.
Due voti segreti tengono tutti in allerta
Alla Camera il testo arriva dopo che il governo ha posto la fiducia sui due articoli della riforma. Restano però due passaggi a scrutinio segreto: il primo riguarda le pregiudiziali di costituzionalità, l’ultimo il voto conclusivo sull’intero provvedimento.
Il ricordo di quanto accaduto a luglio alimenta la cautela nella maggioranza. In quell’occasione alcuni deputati di Forza Italia e Lega, votando in modo difforme dalle indicazioni dei rispettivi gruppi, avevano fatto cadere la norma sulle preferenze e sui capilista bloccati, poi riproposta al Senato.
La minaccia del ritorno alle urne
Meloni ha avvertito che eventuali defezioni nei due scrutini riservati potrebbero portare direttamente a elezioni anticipate. In quel caso si voterebbe con il Rosatellum, uno scenario che per il centrodestra viene considerato ad alto rischio: la presenza autonoma di Futuro nazionale potrebbe infatti sottrarre consensi nei collegi uninominali oggi ritenuti sicuri e modificare profondamente l’esito del 2022.
Un ulteriore elemento di pressione riguarda i parlamentari eletti per la prima volta. In caso di scioglimento anticipato, tornerebbero alle urne prima di aver maturato il diritto alla pensione, la cui scadenza è collocata tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2027. La riforma arriva dunque in Aula accompagnata da un doppio interrogativo: la tenuta dei voti segreti e la capacità del nuovo sistema di evitare una nuova fase di stallo.
Continua a leggere
Ripetizioni, la sorpresa dei prezzi: l’IA cambia già il mercato
L’intelligenza artificiale sta modificando le aspettative sull’apprendimento e potrebbe ridisegnare anche il ricorso alle lezioni private.
Lavitola, accuse pesanti: «Report usato per fare pressione
Fabio Mazzoni ricostruisce le telefonate ricevute durante il tentativo di uscire dall’accordo con Valter Lavitola e racconta il coinvolgimento di Sigfrido Ranucci.
Allarme sul volo Dubai-Tel Aviv: decollano due caccia israeliani
Un aereo Flydubai ha lanciato un segnale di emergenza e modificato la rotta verso l’Arabia Saudita: a bordo ci sarebbero 150 persone.
Ripetizioni, la sorpresa dei prezzi: online più caro in 14 materie
Per molte famiglie italiane il ritorno sui banchi significa anche fare i conti con il costo delle ripetizioni.