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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Volkswagen, la stretta sui contratti può cambiare tutto dal 2027

Per oltre 100.000 dipendenti Volkswagen in Germania, il calendario decisivo è già fissato: le prime conseguenze della nuova strategia aziendale potrebbero manifestarsi da gennaio 2027.

La casa automobilistica ha infatti comunicato la disdetta, con effetto dal 31 dicembre 2026, di dieci accordi collettivi su tredici.

La mossa non cancella automaticamente tutte le condizioni attuali, ma punta ad aprire una nuova fase negoziale su diversi aspetti del rapporto di lavoro. Nel mirino ci sono disposizioni relative a salari, indennità, ferie e organizzazione dell’orario.


Sindacati pronti alla prova di forza

IG Metall e il consiglio di fabbrica hanno reagito annunciando una forte opposizione. Thorsten Gröger, responsabile del sindacato in Bassa Sassonia, ha definito la decisione “un colpo basso ai danni della forza lavoro e, ancora una volta, un tentativo sfacciato di mettere le mani nelle tasche dei dipendenti”, in dichiarazioni ad ARD e ZDF.

Daniela Cavallo, alla guida del consiglio di fabbrica, ha invece previsto “uno scontro duro”. La rappresentanza dei lavoratori teme che la revisione degli accordi possa tradursi in un peggioramento concreto delle condizioni applicate negli stabilimenti tedeschi.

A difendere la linea della società è Arne Meiswinkel, responsabile delle risorse umane di Volkswagen. Secondo il dirigente, l’industria automobilistica si trova davanti a trasformazioni profonde: i produttori cinesi stanno aumentando la presenza sul mercato europeo con veicoli venduti a prezzi contenuti, alimentando la pressione sulla concorrenza e sui margini.


Il compromesso del 2024 è sotto pressione

La decisione è arrivata durante il primo incontro ufficiale di verifica tra azienda, IG Metall e consiglio di fabbrica, convocato dopo il via libera al piano industriale Volkswagen fino al 2030. I rappresentanti dei lavoratori volevano capire come sarebbero stati rispettati gli impegni raggiunti nel 2024, soprattutto alla luce dell’inasprimento delle misure di risparmio.

La direzione ha però sostenuto che gli obiettivi economici fissati allora non siano più adeguati alla situazione attuale. L’intesa era stata raggiunta poco prima di Natale, dopo scioperi di avvertimento e una trattativa durata una settimana.

Quel compromesso prevedeva la cancellazione di 35.000 posti di lavoro Volkswagen in Germania entro il 2030, oltre alla riduzione di bonus e indennità e al blocco degli aumenti salariali. In cambio, il sindacato aveva ottenuto l’esclusione dei licenziamenti per motivi aziendali e la rinuncia alla chiusura degli impianti, insieme alla promessa di nuovi investimenti e prodotti destinati alle sedi tedesche.

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Restano due garanzie strategiche

La disdetta non riguarda l’accordo salariale del 2024 né la clausola di tutela dell’occupazione valida fino alla fine del 2030. Questi due elementi rimangono quindi formalmente fuori dalla revisione annunciata dall’azienda.

Il piano approvato dal Consiglio di sorveglianza all’inizio di settembre assegna all’amministratore delegato Oliver Blume il compito di riorganizzare il gruppo e ottenere risparmi per miliardi di euro. Meiswinkel ha sottolineato che gli interventi previsti dovranno essere applicati rapidamente e in modo uniforme.

La ristrutturazione non riguarda soltanto il marchio Volkswagen. Le proiezioni per l’intero gruppo indicano una possibile riduzione globale della forza lavoro fino a 100.000 unità entro il 2030, includendo dunque anche gli altri marchi che fanno capo al costruttore tedesco.


Stabilimenti e posti ancora da proteggere

Prima dell’accordo del 2024 erano stati indicati come esposti al rischio di chiusura gli impianti Volkswagen di Zwickau ed Emden, quello Audi di Neckarsulm e la fabbrica di veicoli commerciali di Hannover. Il futuro dei singoli siti resta quindi legato all’attuazione del piano di riorganizzazione.

A Osnabrück la produzione di automobili terminerà nel 2027. In seguito, lo stabilimento sarà trasformato gradualmente in un centro dedicato a soluzioni per la sicurezza e la difesa, attraverso una collaborazione con una società israeliana.

Nel sito resteranno tutelati circa 1.200 posti su 1.800, pari a quasi tre quarti dell’organico. La garanzia occupazionale è prevista fino alla fine del 2029, un anno prima della scadenza della clausola generale valida per il resto del gruppo.

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