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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Virus respiratori, Pregliasco: tosse senza febbre non è influenza

Rhinovirus e parainfluenzali prevalgono sui casi influenzali, soprattutto tra i bambini sotto i cinque anni

Tosse, naso chiuso e gola irritata senza febbre stanno circolando, ma non indicano necessariamente l’influenza. I dati disponibili mostrano una presenza ancora contenuta dei virus influenzali rispetto ad altri agenti respiratori.

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Come gestire i sintomi

Per chi ha disturbi lievi, Fabrizio Pregliasco consiglia riposo, liquidi e un uso misurato dei medicinali. La tosse può continuare per alcuni giorni dopo la scomparsa degli altri sintomi e, da sola, non dimostra la presenza di un’infezione batterica.

Gli antibiotici non sono utili contro i virus e non vanno assunti al primo colpo di tosse. Occorre inoltre controllare i principi attivi contenuti nei diversi prodotti, per evitare di prendere più volte la stessa sostanza, come può accadere con il paracetamolo.

Il medico va contattato se la febbre dura a lungo o ricompare, se la tosse è accompagnata da fatica a respirare, dolore toracico o da un peggioramento generale. In caso di grave difficoltà respiratoria o alterazione dello stato di coscienza è necessario chiedere subito assistenza.


Vaccino e virus intestinali

Pregliasco ha ricordato che questo è ancora un periodo adatto per la vaccinazione contro l’influenza, in particolare per le persone anziane e per chi presenta condizioni di fragilità. Sono utili anche il lavaggio frequente delle mani, il ricambio d’aria negli ambienti e l’assenza da luoghi affollati quando si è malati.

Nelle stesse settimane sono stati segnalati anche i norovirus, responsabili di vomito, diarrea e crampi addominali. Questi disturbi possono comparire insieme a quelli respiratori e diffondersi facilmente tra i componenti della stessa famiglia.


I virus più presenti

Nell’ultima settimana di ottobre, in Lombardia, sono state calcolate 84.552 infezioni respiratorie acute: 8,4 ogni mille abitanti, un valore in crescita rispetto alla rilevazione precedente. Il dato è superiore ai 7,28 casi per mille registrati a livello italiano nello stesso periodo del 2025, ma il confronto è limitato perché mette a paragone aree diverse.

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Tra i campioni raccolti dai medici sentinella, il rhinovirus ha raggiunto il 35,3%, seguito dai virus parainfluenzali con il 23,5% e dagli adenovirus con l’11,8%. I coronavirus stagionali e Sars-CoV-2 si sono attestati entrambi al 5,9%.

Nei Pronto soccorso lombardi, invece, l’influenza A è comparsa nel 2,1% dei tamponi e quella B nello 0,7%. I bambini con meno di cinque anni sono risultati i più esposti, con 25 casi ogni mille assistiti, circa tre volte la media complessiva.


Il monitoraggio nazionale è fermo

Secondo Pregliasco, la circolazione dei virus è ancora su livelli iniziali, ma l’aumento delle infezioni potrebbe proseguire con l’arrivo del freddo. Il virologo non ha indicato una data per il possibile picco e, nei mesi scorsi, aveva stimato una stagione «meno pesante degli ultimi anni», con almeno 12-14 milioni di casi attesi.

A livello nazionale manca però una rilevazione aggiornata. Il sistema RespiVirNet, che seguiva influenza, Covid, virus respiratorio sinciziale e altri agenti da autunno a primavera, non pubblica bollettini da otto mesi.

La sospensione è arrivata dopo l’interruzione dell’invio dei dati da parte di Regioni e Province autonome. Nell’ultimo aggiornamento diffuso a marzo, l’Istituto superiore di sanità aveva spiegato che il flusso era fermo «in attesa di una regolamentazione in linea con quanto previsto dalle norme vigenti per la gestione dei dati personali».

Per questa ragione la stima di oltre 500mila infezioni respiratorie ogni settimana in Italia, elaborata da Pregliasco sulla base delle cifre lombarde, non equivale a un dato ufficiale di sorveglianza. Il calcolo comprende tutte le infezioni respiratorie acute, non soltanto l’influenza.

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