Violenza online, gli studenti chiedono risposte agli adulti
Dopo il film su Giulia Cecchettin, centomila ragazzi hanno discusso di consenso, controllo e relazioni pericolose
Centomila studenti hanno chiesto agli adulti come contrastare davvero la violenza e riconoscere i segnali di una relazione pericolosa.
GioiaPura
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Le domande rivolte agli adulti
Dopo la proiezione di Se domani non torno, il film di Paola Randi sulla vicenda di Giulia Cecchettin e della sua famiglia, i ragazzi non si sono fermati alle domande teoriche. Hanno domandato quali comportamenti adottare, come chiedere aiuto e in che modo distinguere l’affetto dal controllo.
Le loro richieste hanno un peso ancora maggiore perché, nelle stesse ore, è emersa la presenza di un altro gruppo digitale utilizzato per diffondere immagini intime di donne senza il loro consenso. Le fotografie venivano sottoposte a commenti e derisioni da parte di migliaia di persone, tra cui uomini che conoscevano direttamente le vittime.
Questi episodi mostrano una complicità maschile nella quale l’umiliazione delle donne diventa una modalità di relazione condivisa. Il problema non riguarda soltanto il disprezzo espresso nei loro confronti, ma anche l’idea che il corpo femminile possa essere trasformato in materiale da esibire e scambiare per ottenere approvazione.
La testimonianza di Vanessa
Durante uno degli incontri dedicati ai reati digitali e alla violenza in rete, una quattordicenne, indicata con il nome di Vanessa, ha letto davanti alla classe un testo sulla propria esperienza. Tra i compagni c’era anche il ragazzo che aveva manipolato e diffuso le sue immagini senza autorizzazione.
Nel componimento la ragazza ha descritto la vergogna, il timore del giudizio e la paura di uscire di casa. Poi ha rivendicato la propria identità con queste parole: «nessuna violazione digitale potrà mai definire chi sia o privarmi del mio futuro».
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Vanessa ha stretto il foglio tra le mani mentre parlava, trasformando quella lettura in un gesto di denuncia. Chi guidava l’incontro ha raccontato di aver reso pubblica a sua volta la manipolazione di proprie fotografie attraverso l’intelligenza artificiale, ammettendo di non sapere se, alla sua età, avrebbe avuto la stessa forza per affrontare il responsabile davanti a tutti.
Il confronto nelle scuole
Il confronto si è svolto questa settimana con 100 mila studenti di 500 scuole, dopo la visione del film. I temi emersi hanno riguardato il consenso, la gestione delle emozioni e la difficoltà di capire quando una relazione oltrepassa il limite della cura e diventa controllo.
Agli adulti è arrivata anche una domanda più scomoda: mentre chiedono ai giovani di rispettare la libertà altrui e di riconoscere la violenza, che cosa stanno facendo per cambiare i comportamenti degli adulti? La distanza tra le parole rivolte agli studenti e le condotte ancora diffuse nella società rimane evidente.
La vicenda dei gruppi online conferma quanto sia radicata una cultura che considera l’immagine delle donne un oggetto sottoposto al giudizio maschile. Per questo le domande degli studenti non chiedono soltanto spiegazioni, ma chiamano direttamente gli adulti alle proprie responsabilità.
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