Video violenti e caos in Francia: Bruxelles cerca la regia straniera
Le autorità europee verificano il possibile ruolo di account filorussi, iraniani e algerini nella diffusione di contenuti destinati ad aggravare le tensioni
La circolazione di filmati violenti e messaggi estremisti durante le proteste in Francia ha spinto Bruxelles ad approfondire l’eventuale presenza di una regia straniera. Nel mirino sono finite reti di account filorussi e riconducibili all’estrema destra, già associate in passato a operazioni di manipolazione delle informazioni.
Secondo quanto riportato dal Financial Times sulla base di fonti della sicurezza, contenuti diffusi in rete potrebbero avere contribuito ad amplificare il disordine anche in altri Paesi dell’Unione europea. Tra gli Stati valutati come possibili origine o snodo delle attività figurano, oltre alla Russia, Iran e Algeria.
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L’allarme parte dai contenuti virali
Le autorità europee stanno cercando di capire se la diffusione coordinata di immagini e messaggi abbia avuto l’obiettivo di esasperare gli episodi di violenza. L’attenzione si concentra soprattutto su profili già emersi in precedenti campagne di disinformazione e sulla rapidità con cui i video sono stati rilanciati.
Il tema non riguarda soltanto la Francia. Nel fine settimana scorso si sono registrati disordini anche in Italia e il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di «una guerra ibrida che qualcuno sta conducendo contro le nostre nazioni attraverso strumenti non convenzionali come TikTok, i social media e YouTube».
Bruxelles convoca piattaforme e autorità
La Commissione europea ha discusso con le autorità francesi le modalità di collaborazione con i gestori delle piattaforme, compresa X di Elon Musk. L’obiettivo è contrastare la propagazione di messaggi razzisti e violenti e verificare se i sistemi di raccomandazione abbiano contribuito a renderli più visibili.
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Alle piattaforme di vendita come Amazon e Vinted è stato inoltre chiesto di impedire gli scambi di prodotti che potrebbero provenire dai saccheggi. Lunedì si è svolto un confronto tra la Commissione e Arcom, l’organismo francese che vigila sui mezzi di informazione; il giorno successivo si sono riuniti i responsabili nazionali dell’applicazione delle regole digitali.
Francia seconda nel mirino
Per il servizio diplomatico dell’Ue, la Francia è il secondo Paese dell’Europa continentale più esposto alla manipolazione informativa sostenuta da apparati statali, preceduta soltanto dall’Ucraina. Il dato rafforza l’attenzione sulle attività online sviluppate durante le proteste.
Per il momento Bruxelles considera la gestione della crisi una responsabilità delle autorità nazionali. La Commissione ha però avvertito che potrebbe intervenire qualora il pericolo assumesse una dimensione «sistemica» o le piattaforme non garantissero la necessaria collaborazione. «Le piattaforme devono assicurarsi che i loro algoritmi non vengano utilizzati in modo improprio in un contesto del genere. Ciò include qualsiasi tentativo di amplificare tali violenze e incidenti», ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier.
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