Viaggiare cambia il cervello: memoria, attese e fotografie
Il saggio di Salvatore Sicuso collega controlli, desiderio di partire e ricordi ai meccanismi della mente
Il libro di Salvatore Sicuso analizza il viaggio attraverso la storia e i meccanismi del cervello. Tra passaporti ricontrollati, mete immaginate e ricordi costruiti, il saggio osserva come affrontiamo l’incertezza quando ci allontaniamo dagli ambienti conosciuti.
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Cosa impariamo appena arrivati
Anche dopo l’arrivo, orientarsi richiede un piccolo lavoro mentale. Individuare l’uscita giusta della metropolitana, ritrovare la strada dell’albergo o decifrare un menu con ingredienti mai incontrati prima significa raccogliere nuovi riferimenti.
La familiarità cresce attraverso la ripetizione. Una piazza percorsa più volte può essere riconosciuta grazie alla facciata di un edificio o all’insegna di un negozio: elementi che il giorno precedente non appartenevano ancora alla mappa mentale del viaggiatore.
Il caso dei tassisti londinesi
Nel 2000 Eleanor Maguire e i suoi collaboratori rilevarono nei tassisti londinesi un volume maggiore della parte posteriore dell’ippocampo. Il dato viene richiamato nel volume come esempio del rapporto tra esperienza, orientamento e memoria.
L’ippocampo è coinvolto nei processi mnemonici e, nel caso dei conducenti della capitale britannica, il continuo apprendimento di strade e percorsi offre un riferimento scientifico per comprendere come gli ambienti possano essere registrati e organizzati dal cervello.
Il controllo che riduce l’incertezza
Il passaporto viene riposto nella borsa, ma la verifica può ripetersi più volte: prima di uscire, durante il tragitto verso l’aeroporto e mentre si attende l’imbarco. Per Sicuso, questi gesti rispondono al bisogno di controllare almeno un elemento concreto quando il resto della partenza contiene molte variabili.
Nel saggio L’uomo non ha mai smesso di viaggiare, pubblicato da StreetLib in 158 pagine al prezzo di 12,90 euro, l’autore interpreta i preparativi alla luce dell’idea del cervello come sistema che formula e corregge previsioni. «Si ricontrollano i documenti, si apre ancora una volta la valigia», scrive Sicuso.
La coincidenza da prendere, una lingua poco conosciuta o un indirizzo mai raggiunto restano incognite. Il documento al suo posto, invece, fornisce una certezza immediata e consente di concentrare l’attenzione su qualcosa che può essere verificato.
La partenza comincia nella mente
Molto prima di salire su un aereo o su un treno, il viaggiatore ha già costruito una versione mentale della vacanza. Consulta la distanza tra l’alloggio e il centro, osserva le fotografie di una terrazza, immagina la vista dalla finestra e valuta se aggiungere una notte.
Sicuso definisce prospezione la capacità di rappresentare eventi futuri e la collega alla preparazione di un itinerario. «In un certo senso, la mente parte sempre qualche giorno prima del corpo», osserva l’autore.
Ricordi ed eventi ancora da vivere utilizzano in parte sistemi cerebrali comuni. Uno studio pubblicato su Neuropsychologia nel 2007 da Donna Rose Addis e dai suoi colleghi indicò, tra le aree coinvolte, l’ippocampo. Per immaginare una scena futura, la mente può quindi recuperare frammenti dell’esperienza e combinarli in una situazione nuova.
Immagini, desiderio e ricompense
Cataloghi, fotografie e video turistici forniscono materiale per questa simulazione. Una camera affacciata sul mare può suggerire il risveglio del mattino, mentre l’immagine di una strada invita a figurarsi una passeggiata.
La scelta della destinazione comprende il costo e i collegamenti, ma anche l’anticipazione delle emozioni associate al soggiorno. Sicuso collega questo meccanismo alla dopamina, sostanza coinvolta, tra le altre funzioni, nell’apprendimento legato alle ricompense.
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Gli esperimenti sui primati discussi da Wolfram Schultz, Peter Dayan e Read Montague in uno studio pubblicato su Science nel 1997 mostrarono che, dopo l’apprendimento, la risposta di alcuni neuroni poteva trasferirsi dalla ricompensa al segnale che la precede. Il libro applica questa chiave di lettura al desiderio di partire, richiamando ricerche sull’apprendimento e sui sistemi di ricompensa.
Dai commerci alle vacanze
Sicuso ricostruisce inoltre una lunga storia degli spostamenti umani: dalle migrazioni preistoriche ai commerci, da Marco Polo alle esplorazioni oceaniche, fino al Grand Tour e alle ferie del Novecento. Le motivazioni cambiano: procurarsi risorse, vendere merci, raggiungere luoghi sacri, conquistare territori oppure riposarsi.
Il filo comune individuato dall’autore riguarda la necessità di orientarsi, interpretare l’ambiente e reagire a ciò che si incontra. La vacanza scelta liberamente rimane però diversa dal trasferimento imposto dalla ricerca di sopravvivenza.
La Via della Seta viene presentata anche come una rete di itinerari terrestri e marittimi. Lungo quei percorsi viaggiavano merci, conoscenze e credenze, come documenta il programma dell’Unesco dedicato alle rotte. Anche il tessuto da cui deriva il nome delle vie commerciali accompagnò la circolazione di tecniche, abitudini e pratiche tra comunità lontane.
Viaggiare come segno sociale
Nel Grand Tour il viaggio assunse anche il valore di una prova di appartenenza. Giovani aristocratici attraversavano l’Europa con precettori e servitori, visitavano collezioni, acquistavano opere d’arte e costruivano un patrimonio culturale riconoscibile al ritorno.
Sicuso richiama il capitale simbolico elaborato da Pierre Bourdieu: il prestigio associato alle esperienze vissute, alle conoscenze acquisite e ai segni che identificano un gruppo sociale. Aver visitato determinati luoghi poteva facilitare l’ingresso in conversazioni e ambienti specifici.
Un esempio è il ritratto di Sir Gregory Page-Turner realizzato da Pompeo Batoni nel 1768-1769. La National Gallery spiega che il giovane vi appare con una marsina bordata d’oro, appena acquistata, e in una posa ispirata all’Apollo del Belvedere. Nell’immagine convivono così l’abbigliamento e la formazione maturata durante il soggiorno italiano.
La fotografia scelta oggi per raccontare una vacanza può essere letta nello stesso modo: non mostra soltanto un luogo, ma comunica anche l’identità che si desidera associare a quell’esperienza.
Thomas Cook e il turismo organizzato
L’organizzazione dei viaggi si sviluppò anche grazie a soluzioni pratiche. Il 5 luglio 1841 Thomas Cook condusse circa cinquecento persone da Leicester a Loughborough per un appuntamento del movimento della temperanza, contrario al consumo di alcol.
Secondo la documentazione del Leicester City Council, il biglietto costava uno scellino a passeggero. Il gruppo viaggiò su carrozze aperte, accompagnato da una banda, e la giornata comprendeva discorsi, giochi e tè.
La prima iniziativa commerciale di Cook diretta a Liverpool sarebbe arrivata nel 1845. La vicenda mostra come il turismo organizzato abbia offerto ai viaggiatori indicazioni su percorsi, pernottamenti e assistenza, riducendo alcune difficoltà senza eliminare il desiderio di conoscere luoghi nuovi.
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