Fakir, agente si scusa per le frasi del fermo
Le parole furono registrate dalle telecamere indossabili il 19 luglio, durante l’intervento della polizia in via Svevo a Bologna
Un agente intervenuto nel fermo di Abderrahim Fakir si è scusato pubblicamente per le frasi pronunciate durante l’operazione del 19 luglio a Bologna. Il giovane poliziotto ha affidato la sua dichiarazione all’Ansa, il giorno dopo il deposito della perizia sulla morte del 42enne.
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Le scuse dell’agente
«Voglio scusarmi con la famiglia di Abderrahim Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato», ha affermato l’agente. Le parole erano state registrate dalle telecamere indossabili degli operatori e poi trascritte negli atti dell’inchiesta.
Tra le espressioni contestate figurano l’augurio che Fakir morisse, il commento pronunciato dopo la sua morte e una frase di disinteresse rispetto a quanto stava accadendo. Gli audio risalgono al fermo avvenuto in via Svevo, a Bologna, dove Fakir è morto il 19 luglio.
La posizione della difesa
Gabriele Bordoni, legale dell’agente, ha spiegato che quelle parole sarebbero nate dalla concitazione, dalla stanchezza e dalla forte tensione vissuta durante l’intervento. L’avvocato ha ricordato che il suo assistito, molto giovane, si era già confrontato con lui sulla vicenda due mesi fa, quando il contenuto delle registrazioni era emerso dall’ascolto delle telecamere.
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Bordoni ha comunque riconosciuto che le frasi non sono compatibili con il ruolo ricoperto dall’agente. «Non si addicono a un servitore dello Stato e impongono quelle scuse che ora vengono doverosamente ribadite pubblicamente», ha dichiarato il difensore.
La nuova denuncia della famiglia
Nelle ore precedenti alla dichiarazione dell’agente, Fabio Anselmo, avvocato dei familiari di Fakir, aveva depositato una nuova denuncia alla procura di Bologna. L’iniziativa riguarda proprio le frasi pronunciate dai due poliziotti durante il fermo.
Il deposito è arrivato dopo la consegna della perizia sulla morte del 42enne. Le dichiarazioni registrate dagli operatori sono quindi al centro di un ulteriore atto presentato nell’ambito degli accertamenti sull’intervento del 19 luglio.
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