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Attualità 4 min di lettura47 min fa

Velo a scuola in Azerbaigian: il dilemma che imbarazza Teheran

Le esclusioni dalle aule e gli arresti riaccendono il confronto tra Baku e Teheran, divise tra libertà individuale, religione e rivalità regionali.

Le studentesse allontanate dalle aule rischiano di diventare il volto involontario di una sfida geopolitica tra Azerbaigian e Iran. La disputa sul velo, nata dentro le scuole di Baku, coinvolge infatti identità religiosa, libertà personale e rapporti di forza nel Caucaso meridionale.

Una rottura diplomatica tra i due Paesi appare poco probabile, ma il caso può alimentare nuove tensioni. Il pericolo più immediato riguarda però le ragazze e le insegnanti escluse: la loro vicenda rischia di essere utilizzata come simbolo da schieramenti politici che perseguono obiettivi molto più ampi.

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Baku e Teheran scelgono prudenza

L’Iran ha cercato di non apparire come un attore direttamente coinvolto. L’ambasciata iraniana a Baku ha respinto le accuse di ingerenza lanciate da un’organizzazione azera, che aveva parlato di campagne straniere contro le nuove disposizioni scolastiche.

Il 20 ottobre Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha chiesto che la controversia venga affrontata attraverso il confronto, la tutela dei diritti fondamentali e la comprensione reciproca. Nel suo intervento ha richiamato anche i legami storici tra le popolazioni dei due Paesi, segnalando la volontà di contenere lo scontro pubblico.


Il velo riapre una vecchia frattura

La questione è esplosa dopo la modifica delle regole sull’abbigliamento nelle scuole pubbliche azere, approvata il 21 settembre. Le norme vietano gli indumenti ritenuti incompatibili con l’uniformità delle divise o con la natura secolare dell’istruzione statale, senza menzionare in modo esplicito il velo islamico.

Dall’inizio di ottobre, tuttavia, alcune allieve e docenti che lo indossavano non hanno potuto entrare nelle classi. La risposta è arrivata con manifestazioni e assenze organizzate dalle lezioni; il 12 ottobre il ministero dell’Interno azero ha comunicato almeno 37 fermi. In una società a maggioranza musulmana e soprattutto sciita, la vicenda ha così superato i confini di una semplice norma sull’abbigliamento.


La denuncia iraniana presenta un conto

Gli ambienti ultraconservatori iraniani hanno sfruttato l’occasione per accusare Baku di colpire l’identità islamica. Il religioso Mohammad Javad Fazel Lankarani ha criticato le limitazioni, mentre politici e giornali conservatori hanno attribuito la svolta azera alle pressioni occidentali e, soprattutto, all’influenza israeliana.

Kayhan, diretto da una persona nominata dalla Guida Suprema, ha sostenuto che la politica di Baku risponda a una linea dettata da Tel Aviv. Azerbaigian e Israele mantengono infatti una collaborazione stretta, anche nel settore militare. Teheran considera da tempo questa relazione una minaccia nel Caucaso meridionale e la vicenda del velo le offre un ulteriore argomento per contestarla.

La lettura non nasce soltanto da un calcolo esterno. Collegare le restrizioni scolastiche a Israele consente ai conservatori iraniani di unire la difesa del ruolo pubblico della religione alla polemica contro la presenza strategica israeliana nell’area. La posizione resta però difficile da sostenere senza conseguenze sul dibattito interno.

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L’Iran si trova davanti allo specchio

Nella Repubblica islamica il velo imposto dallo Stato è diventato uno dei principali emblemi dell’ingerenza nella vita privata. Dopo la morte di Mahsa Amini e la nascita, nel 2022, del movimento Donna, vita, libertà, molte donne nelle grandi città hanno continuato a uscire senza coprirsi il capo, benché l’obbligo non sia stato formalmente cancellato.

Le autorità hanno alternato fasi di maggiore tolleranza a nuove campagne di controllo. Per questo, la difesa delle studentesse azere rischia di rafforzare proprio le argomentazioni di chi in Iran chiede la fine dell’obbligo del velo nei luoghi pubblici.

Il quotidiano riformista Mardomsalari ha messo in evidenza questa contraddizione: chi in Iran invoca il rispetto della legge quando impone il velo ora reclama che le allieve azere possano portarlo contro una disposizione dello Stato di Baku. Sui social, attivisti e commentatori come Golshan Fathi e Moosa Hasanvand hanno sviluppato un ragionamento ulteriore: imporre il velo e vietarlo rappresentano due forme differenti della stessa intrusione nella scelta individuale.


Una rivalità che supera le scuole

Il principio contestato riguarda il potere dello Stato di stabilire quale abito una donna debba o non debba indossare. In questa prospettiva, la libertà non appartiene né a chi difende il velo né a chi lo combatte, ma alla persona chiamata a decidere se portarlo.

La controversia mette quindi in difficoltà la propaganda iraniana. Teheran può denunciare una discriminazione religiosa in Azerbaigian, ma così facendo rende più evidente la domanda sulla legittimità delle punizioni inflitte in Iran alle donne che rifiutano il velo.

I rapporti bilaterali sono già segnati da diffidenze profonde. I due Paesi condividono confine, storia e prevalenza dello sciismo, ma Baku difende la propria autonomia e mantiene una cooperazione rilevante con Israele, mentre Teheran teme che il rafforzamento azero modifichi gli equilibri regionali.

Ali Akbar Velayati è arrivato a mettere in discussione l’opportunità che Baku ospiti il prossimo anno il vertice del Consiglio di Cooperazione islamica. Il caso delle scuole aggiunge dunque un nuovo terreno di confronto a una relazione già complessa, mentre le giovani coinvolte rischiano di restare intrappolate in una battaglia identitaria decisa da altri.

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