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Attualità 2 min di lettura2 ott

Vannacci accende Gabrielli: la sfida con Ruffini e l’affondo al governo

L’ex capo della Polizia annuncia l’impegno politico con Ernesto Maria Ruffini, indica il centrosinistra come approdo e detta le condizioni sulle primarie.

Il consenso raccolto da Roberto Vannacci, secondo Franco Gabrielli, racconta soprattutto la difficoltà dell’esecutivo nel gestire immigrazione e sicurezza. L’ex capo della Polizia legge infatti l’ascesa del generale come «la dimostrazione del fallimento del governo» proprio sui temi più battuti dalla destra.

Nel confronto tra opposizione e responsabilità di governo, Gabrielli individua anche una contraddizione. A suo giudizio, Vannacci ripropone oggi argomenti già utilizzati da Giorgia Meloni prima di arrivare a Palazzo Chigi, ma «un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».


La sicurezza diventa il primo banco di prova

L’analisi dell’ex prefetto non si limita alla popolarità del leader di Futuro Nazionale. Il punto, nella sua lettura, è che le promesse e le posizioni radicali possono conquistare consenso quando si sta fuori dalle istituzioni, mentre la gestione concreta dei problemi impone decisioni più articolate.

È dentro questo scenario che Gabrielli colloca la propria scelta: non un semplice ingresso nelle dinamiche dei partiti, ma la partecipazione diretta alla costruzione di una proposta politica. L’impegno sarà al fianco di Ernesto Maria Ruffini e, ha spiegato, non nasce dalla ricerca di un incarico personale.


Un progetto senza poltrone né equidistanze

In un’intervista al Corriere della Sera, Gabrielli ha chiarito di non voler attendere l’eventuale nascita di un governo disposto ad affidargli un ruolo. La priorità, ha sostenuto, è contribuire alla definizione di una nuova idea di Paese, senza chiedere preventivamente posizioni o garanzie.

Anche la collocazione del progetto viene indicata con nettezza: «La nostra collocazione è nel centrosinistra». L’obiettivo dichiarato è allargare quell’area e renderla più affidabile e attrezzata per governare, non creare un polo centrista autonomo né sommare sigle soltanto in funzione anti-destra.

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Renzi sì, nessun automatismo per Calenda

Nel perimetro della nuova iniziativa non viene posto un veto a Matteo Renzi. Gabrielli ricorda che il leader di Italia Viva afferma da tempo di voler stare nel centrosinistra e considera questo elemento impossibile da trascurare.

Il rapporto con Carlo Calenda viene invece lasciato a un passaggio successivo. Sarà il progetto politico, secondo Gabrielli, a dover formulare una proposta abbastanza convincente da parlare anche a lui e agli elettori che lo seguono.


Leadership soltanto dopo le regole

Le eventuali primarie del Campo largo non rappresentano, per Gabrielli, il punto di partenza. Prima occorrerebbe concordare programma, confini dell’alleanza e regole condivise; soltanto in seguito si potrebbe chiedere agli elettori di indicare la persona incaricata di guidare il progetto.

Il rischio, ha avvertito, è trasformare la consultazione in una gara interna tra strutture di partito. Una simile impostazione, nella sua valutazione, «sarebbe un suicidio» e finirebbe per sostituire il confronto sulle idee con una conta organizzativa.

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