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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Bimbo morto a Treviso, la babysitter è indagata: ora decide l’autopsia

La giovane, studentessa di infermieristica, ha chiamato i soccorsi dopo aver trovato il bambino privo di respiro; l’iscrizione nel registro è un atto dovuto.

Saranno gli accertamenti medico-legali a stabilire perché un bambino di un anno sia morto dopo essere stato trovato in arresto cardiaco nell’abitazione di Mogliano Veneto, nel Trevigiano. La babysitter di 21 anni, unica adulta presente in casa, è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio colposo, come previsto in questa fase dell’inchiesta.


L’autopsia dovrà chiarire il decesso

Il piccolo è arrivato al pronto soccorso di Treviso trasportato dal 118 nella notte tra giovedì 1 e venerdì 2 ottobre. I medici hanno tentato per più di un’ora di riattivare le funzioni vitali, ricorrendo anche all’intubazione, ma il bambino è deceduto intorno all’1.30.

L’esame autoptico dovrà definire l’origine dell’arresto cardiaco e verificare una delle ipotesi prese in considerazione dagli investigatori: quella della cosiddetta «morte bianca», cioè un decesso improvviso durante il sonno senza una causa immediatamente evidente. Solo gli esami potranno chiarire se si sia trattato di un evento imprevedibile.


La ragazza ha dato l’allarme

Secondo la ricostruzione finora disponibile, la babysitter aveva accompagnato a dormire il bambino insieme alla sorella tredicenne. In seguito si sarebbe allontanata per raggiungere un’altra stanza, tornando poco dopo per controllare il piccolo: è allora che lo avrebbe trovato senza respirare.

La giovane ha contattato il 118 e ha seguito le istruzioni ricevute dagli operatori, provando a praticare le manovre di rianimazione. Studia infermieristica ed è prossima alla laurea; la formazione acquisita sarebbe stata utilizzata anche durante quei tentativi. Nell’abitazione, al momento dei fatti, non c’erano altri adulti.

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«È sconvolta», spiega la legale

Lisa Caldato, avvocata della babysitter, ha descritto la propria assistita come profondamente provata: «È una grandissima tragedia in primis per la famiglia, ma anche per la ragazza che stava facendo la babysitter». La legale ha espresso l’auspicio che gli accertamenti possano confermare l’ipotesi di una morte bianca.

La difesa ha riferito che la famiglia conosce la ventunenne da quando è nata e che tra loro esiste un rapporto di lunga amicizia. «Lei è sconvolta», ha aggiunto Caldato, spiegando che la ragazza non riesce a comprendere l’accaduto e ricorda di avere visto il bambino già cianotico, tentando subito di soccorrerlo. Prima di allontanarsi, secondo il suo racconto, lo avrebbe inoltre sentito piangere.

La direzione dell’Ulss 2 ha manifestato vicinanza ai familiari per la perdita. L’indagine proseguirà ora con l’autopsia e con gli ulteriori accertamenti necessari a ricostruire gli ultimi momenti prima dell’emergenza.

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